Recensione “IL SIGILLO DELLE CENTO CHIAVI” di Daniela Tresconi a cura di Alessia Cerbara

Golfo della Spezia (Liguria), fine del ‘500. Due frati e il giovane novizio Sebastiano abbandonano la cappella di San Bartolomeo delle cento chiavi alla marina dopo averla data alle fiamme. Conducono con loro due preziose teche: una verrà custodita nelle viscere della collina mentre l’altra verrà portata a Francoforte in Germania dal giovane Sebastiano e dall’intraprendente Camillea. Il segreto su un misterioso quadro e sul contenuto delle due teche sarà protetto nei secoli dagli appartenenti alla Confraternita delle cento chiavi.

Francoforte (Germania), oggi. Il giovane Sebastien eredita da nonna Sibille uno scrigno che contiene uno sconvolgente segreto. Il ragazzo intraprenderà un viaggio in Italia, nel piccolo borgo di Pitelli in Liguria, alla ricerca del suo passato e di quello di un’intera comunità, trovando invece il suo futuro e l’amore di una giovane donna, Camilla. Sceglieranno di continuare a proteggere il segreto?

Chiudere un libro e non riuscire a trovare le parole adatte per rendergli giustizia è quanto mi sta accadendo; continuo a stare ferma davanti il PC chiedendomi da dove iniziare, cosa sottolineare di più o cosa enfatizzare per trasmettervi la miriade di emozioni che questa piccola chicca di mistery storico è riuscita a comunicarmi senza riuscirvi, quindi, decido di seguire il cuore, dare voce esclusivamente all’emotività e raccontarvi ciò che viene da dentro.

Il romanzo trasuda sentimento in ogni sua pagina e, lo ammetto senza vergogna, in più situazioni mi sono trovata a commuovermi: tale è la sensibilità usata nel trattare temi delicati e l’incredibile immedesimazione che Daniela Tresconi riesce a evocare.

C’è l’amore per le proprie origini: la storia dei luoghi è frutto di ricerca magistrale che abbraccia un arco temporale che va dal XVI secolo fino ai giorni nostri; un passato che non può né deve essere cancellato e che traccerà, senza dubbio alcuno, un futuro forse anche già scritto, ma ancora non elaborato e compreso.

C’è l’amore per la propria terra, i suoi odori, sapori e colori, che, si comprende, sono molto amati dalla scrittrice: non è difficile intuire che ella li conosca bene e che la ricerca geografica di viuzze, pertugi e ciò che potrebbe essere celato agli occhi è minuziosa e frutto di sopralluoghi anche, probabilmente, ripetuti nel tempo. Non vi nascondo che la voglia di visitare i luoghi menzionati e vivere la festa “Pitei ‘n Cantina” che si tiene in agosto, a me è venuta.

C’è l’amore per il proprio credo da difendere e tramandare che, si comprende, è palpabile e degno di rispetto. E’ un disegno che va compreso senza spiegazioni un po’ come accade per la vita che, anche se pregna di difficoltà e, a volte, di sofferenze indicibili e incomprensibili, va accettata per come è.

E poi c’è l’amore eterno, quello che resta dentro di noi e non si cancella mai, che tutto può e tutto lenisce, ovvero l’amore della famiglia: l’amore di una madre, di due fratelli, di una nonna, di due anime che si sono, finalmente, (ri)trovate.

Non sono madre, ma il desiderio ti fa, comunque, percepire ciò che si prova, e io il dolore di Isadora l’ho sentito, mi ha trafitto l’anima e ho compreso ogni sua singola decisione e comportamento. E’ una madre che non si è mai arresa e ha protetto, in ogni modo, i propri figli; è stata una presenza importante pur con tante difficoltà e ha saputo instillare amore in ogni suo gesto. Ha reso indipendente e fiera di sé la propria figlia che, a sua volta, ha protetto il fratello. E’ come se il suo amore incondizionato e puro ha saputo creare un velo di protezione che è arrivato a entrambi, superando barriere indegne, e che ha insegnato loro la capacità di amarsi e proteggersi vicendevolmente. “Il sangue dello stesso sangue non poteva rimanere separato” ci dice l’autrice e, credetemi, è realtà che arriva al cuore e fa provare brividi intensi.

Sono, invece, una nipote che è stata amata tanto dalla propria nonna e il legame forte che io avevo con lei l’ho sentito altrettanto intenso nelle pagine: Sibille è una nonna amorevole che c’è stata e continua a esserci e la lettura della lettera indirizzata al nipote a me ha commosso molto. E’ un amore che senti nel profondo ed è capace di restarti accanto senza abbandonarti mai: ho percepito nell’anima ogni singola emozione e descriverla è davvero difficile ma sono certa che ognuno di voi che la leggerà vi ritroverà l’amore della propria nonna.

L’amore di Camilla (Milly) che travolge, sconvolge e guida la ricerca della verità senza arrendersi mai e riesce a mantenere un segreto delicato e potente assieme al suo compagno: rappresenta la caparbietà, la tenacia e la positività in ogni suo tratto.

Come noterete ho citato protagoniste femminili, ma non è un caso: è sentito e voluto perché questo aspetto del libro mi è arrivato forte e significativo.

La figura della donna è centrale per tutta la narrazione e colpisce per l’intensità. E’ cruciale, per l’autrice, il loro ruolo e l’emozione con cui ce le presenta è palpabile: sono donne forti, intelligenti, intraprendenti, capaci di badare a se stesse cui il concetto di sapersi bastare è ben chiaro e vivido e che, soprattutto, non si piegano di fronte a niente e nessuno, tantomeno si fanno relegare dietro ruoli marginali cui la società le vorrebbe.

Non lo nego, da donna forte e risoluta, questo particolare mi è piaciuto molto perché è un messaggio importante da sottolineare e tramandare alle generazioni future perché, purtroppo a tutt’oggi, non c’è parità di genere e la donna si ritrova fin troppo spesso a dover rivendicare ciò che già di diritto le spetta.

Tramite loro la scrittrice, ci fa arrivare anche un altro messaggio importante che è quello della speranza, del crederci sempre, di non lasciarsi mai sopraffare dalle avversità e di non abbandonare mai perché, nonostante “il per sempre non esiste” come ci dice in un momento del libro, ci dimostra, alla fine, che c’è un destino tracciato per ognuno di noi e, anche se periglioso e doloroso, condurrà verso la meta agognata e desiderata e sarà in grado, soprattutto, di disegnarci un nuovo sorriso sulle labbra.

Daniela Tresconi, con sublime delicatezza ed eleganza ci regala perle importanti non solo con le parole ma anche attraverso i disegni affidati all’illustratrice Elena Galati Giordano, che ci accompagnano durante la lettura. E’ stata una scelta geniale che mi ha stupito e catapultato, in un attimo, indietro nel tempo a quando, da piccola, leggevo le fiabe e rapita guardavo i disegni: beh, vi assicuro, che con la stessa aria trasognante ho guardato le illustrazioni.

Il volto di Camillea è esattamente come ci viene descritto, trasuda determinazione e forza: ti buca l’anima, ti guarda diritto negli occhi come se fosse in grado di leggerti e, dopo aver frugato dentro di te, ti lascia attonito a cercare di comprendere.

Anche le illustrazioni che ritraggono Sebastien e Milly sono intense: con lui si riescono a provare sconforto, frustrazione e annientamento mentre lei riesce a trasmetterci esuberanza, determinazione e voglia di vivere. Ying e Yang di una stessa medaglia che combaciano alla perfezione e sono in grado di completarsi a vicenda.

Quanto detto, oltre ad avere una carica emozionale non indifferente, ha anche un fondamento importante perché, la quasi totalità del racconto è supportata da precise citazioni, rimandi storico – geografici e cenni bibliografici di tutto rispetto: la ricerca delle fonti è minuziosa e dettagliata e sottolinea un lavoro egregio.

Non posso, quindi, che concludere con i miei più sinceri complimenti all’autrice e a tutti i collaboratori di cui si avvalsa perché ho sentito la sua opera in modo completo e intimo: si sente l’amore per la famiglia, i luoghi e la loro storia e la voglia di trasmettere buoni sentimenti e spronare alla loro conoscenza.

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L’angolo di ALISIA- Recensione di “A un metro da te” di Rachael Lippincott e Tobias Iaconis

A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall’ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un’infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la “distanza di sicurezza”. Nessuna eccezione. L’unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L’importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all’altra, da un ospedale all’altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo. Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L’unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare a regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall’altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella “distanza di sicurezza” inizia ad assomigliare a “una punizione”, che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po’ dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l’uno verso l’altra se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?

A un metro da te è un libro molto realistico perché parla di una malattia reale, e che ogni giorno uccide giovani, anziani, donne, uomini e bambini.
Il libro insegna che nei sogni, bisogna continuare a crederci, sempre, anche nelle peggiori situazioni.
Mi ha fatto capire quanto è bella la vita che, anche se con un problema gigantesco non è finita.
Mi ha fatto imparare a desiderare e apprezzare quel poco che magari gli altri non possono avere o essere.
Mi ha fatto imparare quanto è importante stare sempre vicino a una persona e soprattutto, mi ha fatto capire che il bello della vita è viverla pienamente.
Troppe persone pensano che essere malato terminale significa essere morto ancor prima di morire perchè prima di quell’ultimo respiro ti passa davanti la vita intera.
So che raccontata cosi può sembrare solo un libro che parla di morte, ma non è vero, anzi, parla solo di vita, lotta e soprattutto amore.

Libri sotto l’ombrellone – I consigli di Sogni di Carta – Part. 4

Ed eccoci giunti all’ultima puntata della rubrica “Libri sotto l’ombrellone”

Con l’augurio di aver stuzzicato la vostra curiosità, vi lasciamo agli ultimi titoli.

Buona Lettura!

 

Micropolis – Giuseppe Milisenda

Lettura per i più giovani, ma poi neanche tanto. L’avventura di Fotone e della colonia degli Xsmalls va al di là del semplice racconto d’avventura per ragazzi: la Terra ha bisogno di essere salvata, e non solo dall’inquinamento!
Uno degli esordi più divertenti tra quelli dedicati ai lettori più giovani.

 

 

 

Kaijin. L’ombra di cenere – Linda Lercari 

Giappone-1330.

Usi e costumi del Giappone dell’epoca, raccontati attraverso una storia fitta di mistero che assume le sfumature vivaci del rosso su di una tela color avorio.

Una caccia al tesoro tra la dolcezza dell’amore e la crudele pace della morte.

Un romanzo da leggere con la doverosa lentezza capace di affascinare tutti i lettori.

 

Il mutafavole e la lista segreta degli svelamondi – Antonio Carmine Napolitano

Secondo volume di una saga fantasy dedicata ad un pubblico giovane, ma adatta ad ogni età.

Sogni, magia e realtà si fondono alla perfezione in un intreccio narrativo gestito con estrema maestria.

Amicizia, fedeltà e determinazione: sono le caratteristiche del giovane e coraggioso protagonista che alla scoperta di un nuovo se, accompagnerà il lettore in un profondo percorso di crescita.

 

 

Victorian Solstice – Vittoria Corella e Federica Soprani

Viaggio che tocca punti cardine della vita incontrando il degrado come anche l’opulenza: l’amicizia che nasce dalla sfiducia e che diventerà sempre più intima, l’amore declinato in ogni sua forma e dimostrazione, il rancore che viene esacerbato fino a colpire e la speranza che tutto può e  deve.

 

 

 

 

Il grande classico

Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello 

Un grande classico della letteratura italiana: “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello.

Leggerlo è sempre un piacere e non solo per l’amore per i classici, ma per ricordare l’avventura di Pascal: inquieto e insofferente, che scappa senza lasciare traccia di sé.

Recensione “IL MUTAFAVOLE E LA LISTA SEGRETA DEGLI SVELAMONDI” di Antonio Carmine Napolitano a cura di Elena Galati Giordano

In questo secondo episodio della trilogia, il Mutafavole e la sua combriccola di amici del Mondo Fantastico si ritrovano alle prese con una nuova avventura. Dante parte per una missione in America, sulle tracce della madre scomparsa. Ma qualcosa di oscuro si sta preparando. Il Primo Buio non è sconfitto ed è determinato a catturare il Mutafavole per servirsi dei suoi poteri. Qualcuno di insospettabile gli passa informazioni sui movimenti del ragazzo e gli svela il contenuto della lista segreta degli Svela Mondi, che vengono catturati uno dopo l’altro. Una voce misteriosa rimbomba nella mente di Dante, mettendolo in guardia dal pericolo imminente. La sua cicatrice si rimette a sanguinare e una serie di eventi sconcertanti mette alla prova la sua determinazione. Tra personaggi del passato e nuovi protagonisti si susseguono indagini, viaggi, combattimenti e colpi di scena. E, una volta scoperto l’intrigo che nascondeva la verità, Dante dovrà prepararsi a combattere la battaglia finale.

È passato più di un anno da quando ho chiuso il primo capitolo della saga fantasy “IL MUTAFAVOLE” di Antonio Carmine Napolitano, eppure ricordo ancora la sensazione di leggera spensieratezza che mi aveva lasciato e il formicolio dovuto alla curiosità ancora si faceva sentire, stuzzicandomi e portandomi ad aprire questo secondo capitolo, piena di speranze.
Le mie aspettative non sono state deluse e di questo non posso che essere felice.
Spesso quando mi approccio alla lettura di una saga, ove il primo capitolo mi aveva piacevolmente colpito, ho il timore che i libri successivi possano abbassare il livello e quindi spegnere quell’entusiasmo pregno di trasognante magia che avevo provato inizialmente.
Antonio però con “Il mutafavole e la lista segreti degli Svelamondi” si supera, innalzando di un gradino il livello dello scritto e narrando una storia sì, dedicata ad un pubblico molto giovane, ma in grado di catturare l’attenzione e il gusto di lettori più adulti ed esigenti.

I personaggi, come nel primo volume, sono tantissimi: ritroviamo volti noti, già conosciuti nel Primo Buio, che si affiancano a visi nuovi che vanno ad arricchire il parterre già di per sé corposo, rendendolo ancora più originale e a tratti bizzarro.
Ognuno di essi è descritto con abbondanza di dettagli, utili a renderli vivi, nitidi dinnanzi all’occhio del lettore e a permettere a quest’ultimo di creare un legame con ognuno di loro: che sia esso di simpatia o antipatia, poco importa, l’autore riesce comunque a donare ai suoi personaggi un’anima e a metterli in stretto contatto con il fruitore del libro che, in più di un’occasione, avrà la sensazione di sentirne
distintamente le voci e avrà voglia di interagire nei dialoghi.
Ancora una volta l’autore ci presenta una serie di figure particolari, che fanno riferimento all’intero immaginario Fantasy, dal più classico a quello più folkloristico e leggendario, offrendo una buona dose di spunti creativi al fine di stimolare l’immaginazione e la fantasia.

Dante, il giovane protagonista, che nel primo capitolo mi aveva colpito per via del suo carattere coraggioso, seppur fragile e pieno di dubbi, in questo secondo volume cresce e approccia a nuove emozioni e sensazioni.
La determinazione che lo contraddistingue rimane la medesima ma in questo capitolo si dimostra più sensibile, più adulto, più maturo.
Dante è un eroe imperfetto: seppur rispecchi il cliché del prescelto, egli non è semplicemente un predestinato al successo. Deve necessariamente affrontare se stesso prima dei suoi nemici, imparare a conoscersi e amarsi e, soprattutto, subire una crescita emotiva e comportamentale volta a comprendere i valori e i principi utili per poter essere un uomo migliore.
Affronta le sue debolezze e le sue incertezze senza timore, supportato da un folto gruppo di amici che per lui rappresenta ormai una famiglia e ci accompagna mano nella mano all’interno del suo mondo magico e della sua vita, costringendoci a crescere assieme a lui.

L’antagonista, il cattivo, torna senza remore, battendo i piedi a terra e producendo un gran fracasso.
Porta scompiglio, crea disordine e oscura ogni singolo flebile raggio di luce.
Porta con sé le ombre, le paure, il buio, reincarnando perfettamente il lato oscuro che ognuno di noi cela dentro di sé.
È il mostro personale di ogni individuo, la paura più recondita di cedere al lato oscuro maligno e irrazionale di noi stessi.
L’autore, con i suoi personaggi principali, mette sul piatto il dualismo insito in ogni essere umano, bilanciando alla perfezione la luce, portata da Dante, e l’oscurità del Primo Buio.

La trama subisce un incremento notevole rispetto al primo libro. L’intreccio narrativo si fa più complesso, adattandosi al meglio anche alla crescita del protagonista e i colpi di scena aumentano.
Dopo un inizio apparentemente a rilento, necessario per tirare le somme di ciò che era precedentemente accaduto, anche il ritmo del testo è soggetto ad un cambiamento: diviene più incalzante, scandito con maggiore dimestichezza rispetto al primo volume e molto più adrenalinico.
Anche in questo caso Antonio dimostra di aver acquisito esperienza e di aver lavorato molto al fine di migliorarsi e migliorare la sua scrittura che, se nel primo romanzo già denotava un suo innegabile talento, in questo secondo capitolo ci pone avanti a un grande miglioramento stilistico.

Combattimenti, azione, magia e sentimenti vengono sapientemente miscelati all’interno di un testo dal grandissimo potenziale, portandoci in un crescendo di adrenalina, verso un finale di tutto rispetto che stupisce e lascia, ancora una volta, la voglia e la necessità di conoscere ciò che ancora deve succedere.

“Il Mutafavole e la lista segreta degli Svelamondi” è un romanzo avvincente, pregno di magia e di significati nascosti, un romanzo di formazione, adatto a tutte le età che sarà in grado di portare i lettori più adulti a guardarsi dentro e a sfidare le proprie paure e quelli più giovani a rapportarsi con maggior consapevolezza con la loro emotività e le loro insicurezze, aiutandoli a crescere e a conoscere ciò che
vogliono scrivere sulla mappa del loro destino.

Libri sotto l’ombrellone – I consigli di Sogni di Carta – Part 3

Buongiorno!

Siamo arrivati alla terza puntata del nostro appuntamento dedicato ai consigli di lettura “libri sotto l’ombrellone”

Quali saranno i titoli scelti oggi per voi?

Andiamo a sbirciare assieme….

Buona Lettura!

 

Oltre la barriera – Filippo Mammoli

Coraggio: questa  è la parola chiave per scoprire i segreti di un romanzo controverso ed  emotivamente sconvolgente.

Una storia dura, che sfida il bigottismo e affronta a testa alta temi scottanti come la vita e la morte.

Un libro capace di scatenare nel lettore un  meccanismo di ribellione e di  pensiero scritto da una penna in grado di mantenere costante il livello di adrenalina.

 

Il tempo degli Dei – Giovanni Magistrelli

Che cosa accadrebbe se la Terra in realtà fosse governata da Odino e le religioni monoteiste fossero solo una copertura? E se lo stesso Odino, per riportare ordine e pace tra gli uomini, decidesse di manifestarsi e imporre il suo dominio e il suo volere?
A metà tra il fantasy e il thriller, ricco di colpi di scena e dal ritmo incalzante, “Il Tempo degli Dei”

trasporta in un presente parallelo e non risparmia riflessioni su temi importanti legati all’etica e alla politica.

 

Cuore di lupo – Chiara Casalini.

La determinazione e la speranza.

La forza di risollevarsi, di conoscersi, di accettare i  cambiamenti e di ritrovare se  stessi.

Una storia di rinascita che coccola il cuore e graffia  l’anima e che costringe a conoscere i propri mostri, per poi poterli affrontare!

 

 

 

Il rumore del pallone sul cemento – Dario Santonico

Una storia di amicizia forte, vera, potente, raccontata con un tocco delicato e capace di sfiorare le corde più profonde dell’animo di ogni lettore. Un libro che sa emozionare e dare speranza.

 

 

 

 

 

Il grande classico

Piccole Donne – Louisa May Alcott

Capolavoro della letteratura per ragazzi ma altrettanto amato dal pubblico adulto per le tematiche trattate e per la delicatezza, quanto determinazione, con cui vengono presentate.

Fulcro del libro è la famiglia e il rapporto, oltre che di sangue, delle protagoniste: amiche oltre che sorelle che si supportano e fanno scudo contro le avversità della vita.

Libri sotto l’ombrellone – I consigli di Sogni di Carta – Part. 2

Buongiorno!

Eccoci qui con la seconda puntata della rubrica “Libri sotto l’ombrellone”.

Siete pronti a conoscere i titoli di oggi?

Allora non perdiamo tempo e diamo il via ai consigli.

Buona Lettura

 

Mia – Daniela Ruggero

Un romanzo capace di toccare le corde più sensibili di ogni lettore.

Sofferenza e dolore, delusioni e rimpianti, amore, amore puro, in ogni singola, delicata e nel contempo distruttiva sfaccettatura.

Un romanzo di denuncia e formazione unico nel suo genere.

 

 

Arcana Permutatio – Mara W. Cassardo

Percorso esoterico dell’evoluzione del sé che, attraverso un viaggio introspettivo che abbraccia pochi giorni e secoli interi, condurrà verso una consapevolezza che non ci si aspetta e che affascina e spaventa con la stessa intensità.

 

 

 

 

Non è un paese per vecchi – Corman McCarthy

Uno dei più grandi scrittori viventi dipinge un affresco in cui c’è tutta l’America: i sogni, le paure, la follia, la violenza, il cinismo e la disillusione.

La scrittura di McCarthy, essenziale e affilata come una lama sottile, crea una tensione legata, ancora più che all’azione, all’interiorità dei protagonisti e ai loro pensieri.

Incastonato nel paesaggio desertico e sconfinato dei confini tra USA e Messico, il romanzo ha ispirato i fratelli Coen che, con la loro trasposizione cinematografica, hanno conquistato gli Oscar 2008 per il miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura non originale.

 

Il cavaliere nero – Pietro Tulipano

Uno dei migliori racconti dell’anno.

Un eroe ossessionato da un’ombra, incapace di comprendere se si tratti di un sogno o della realtà.

Una lettura piacevole e appassionante, resa armonica e scorrevole dal talento puro di Pietro Tulipano: per gli amanti fantasy, gli irriducibili che non vanno mai in vacanza.

 

 

Il grande classico

Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde 

Capolavoro della letteratura inglese che celebra il culto della bellezza raccontando, allo stesso tempo, di come lo stesso possa portare l’uomo a condurre una vita dissoluta e immorale al punto da sfociare nel crimine.

Il romanzo, pubblicato nel 1891, sollevò aspre polemiche anche a causa dei numerosi aforismi contenuti, che manifestano apertamente il pensiero anti-conformista di Wilde.

Un libro che non può mancare nella vostra biblioteca personale e che, a distanza di oltre un secolo, offre spunti di riflessione quanto mai attuali sulla discrepanza tra l’apparire e l’essere

 

 

 

 

Recensione “L’ARCHIVIO DEGLI DEI” di Miriam Palombi a cura di Alessia Cerbara

Una maledizione antica ha originato una scia di sangue che attraversa i secoli. Macabri omicidi rimasti insoluti. La Galleria degli Uffizi mostra opere d’arte che custodiscono inquietanti rivelazioni nascoste nelle loro pennellate. Un segreto pericoloso, taciuto da alcuni e rincorso da altri, che renderà l’uomo simile agli Dei. Un’insidiosa caccia al tesoro disseminata di trappole mortali dalle quali ci si potrà salvare soltanto grazie ad astuzia e conoscenza.

“Nel buio del proprio intelletto l’uomo ricerca la via” ci dice Miriam Palombi e, credetemi, questa frase vi accompagnerà per tutto il libro restandovi tatuata dentro. Tutt’ora mi rimbalza nella testa e non mi lascia. Ho letto il suo libro in un momento personale particolare, di transizione e, mai periodo è stato più giusto. Ognuno di noi insegue o attende qualcuno o qualcosa e qui, con l’autrice, si è alla ricerca di un tesoro prezioso e di un riscatto.

Riscatto  da una maledizione di famiglia che si tramanda seminando dolore e morte, in un arco temporale che va dal 1587 fin quasi ai giorni nostri. Alcune analogie con il mio trascorso, mi hanno fatto vivere l’opera ancor più intensamente, in ogni sua pagina, tanto da percepire soddisfazione e sorpresa alla fine e, allo stesso tempo, desiderio che dopo quell’ultima pagina in realtà, ve ne fossero molte altre.

“La discesa in Paradiso e la salita agli Inferi” mi ha fatto da subito comprendere, che mi stessi per cimentare in una piccola chicca del thriller ragionato in ogni sua frase e concetto e infatti cosi è stato.

La trama, pulita e senza sbavature è un intreccio che si avviluppa su se stesso come le spire di un serpente: è complessa, ricercata e riesce a coinvolgere il lettore completamente senza mai stancare; i rimandi storici, esoterici, alchemici e, soprattutto, della storia dell’arte sono sapientemente presentati e denotano una cultura personale dell’autrice che meritano profonda ammirazione.

La descrizione delle opere d’arte, in particolar modo dei dipinti, è talmente minuziosa e perfetta che è come fossero disegnate sul libro invece che presentate a parole.

Il ritmo è incalzante, diretto, senza fronzoli e non lascia respiro tanto che, in alcuni momenti, ho sentito la necessità di fermarmi per prender fiato.

Trappole e trabocchetti disseminati con minuziosa accuratezza tra le pagine, aiutano a mantenere alta l’attenzione del lettore che, sentirà il bisogno di utilizzare l’astuzia e l’ingenio al fine di scoprirne la soluzione.

L’io narrante in terza persona è quasi d’obbligo tanta è l’emozione che viene evocata e ti trasporta:  si ha la sensazione di venir quasi risucchiati nel libro al fianco dei personaggi.

I personaggi: questi ultimi sono descritti in modo preciso sia nei tratti fisiognomici che emotivi e ci accompagnano alla consapevolezza di chi sono e cosa vogliono. Ognuno di loro ha un suo significato preciso e puntuale e viene mosso e presentato evocando sentimenti, ragionati a priori dall’autrice.

Plauso particolare va dato alle ambientazioni che, a mio modo di vedere, la fanno da padrone: sono raccontate in modo dettagliato, rapido e particolarmente stimolante. Tale è la capacità dell’autrice di renderle reali, da far provare al lettore la sensazione di trovarcisi all’interno e di vivere le emozioni che il luogo descritto provoca.

Per tutta l’opera, vengono: mescolate con mirabile astuzia, realtà e finzione, stuzzicata la giusta curiosità, mantenuta viva la precisa dose di suspense e trasmesso quel pizzico di agitazione che accompagna a una fine che dire geniale è il minimo, forse anche riduttivo.

L’ autrice gioca sapientemente col tempo che, ineluttabile, conduce verso l’unica conclusione plausibile:  la dualità del bene e del male che in ognuno di noi dimora e può prevaricare conducendo a una fine piuttosto che un’altra.

Questa dicotomia ci viene presentata in un preciso momento.

Quel momento e non altri, in cui avremmo dovuto comprendere eppure non abbiamo capito e questo, per me, denota genio indiscusso.

Un po’ come J. K. Rowling che in Harry Potter pone sul boccino d’oro una scritta: “Mi apro alla chiusura” essa è li, sin da subito eppure fino alla fine non si riesce a comprenderne il significato…ecco questo è il medesimo effetto stupefacente che ha saputo trasmettere Miriam Palombi alla fine del libro.

Non è solo la sorpresa a colpire, ma anche il grande significato che ella vuole trasmettere che entra dentro e lascia scombussolati: il tesoro tanto agognato e ricercato, la nemesi familiare intimamente fuggita o voluta cancellare, si dissolvono nell’acqua purificatrice che tutto inonda e porta via ma, soprattutto, nella presa di coscienza di chi si è, di cosa si desidera davvero e delle priorità che si decide di mettere dinnanzi ad altre.

Questo libro mi ha colpito piacevolmente e lo consiglio calorosamente a chiunque, amanti del genere e non: io stessa leggerò altro di questa autrice silenziosa, che ti sorprende e che in punta di piedi lascia orme indelebili nella mente del lettore.