Recensione anteprima “CUORE DI LUPO” di Chiara Casalini

Cleo si sveglia in preda a un attacco d’ansia, e le occorre un po’ per realizzare di essere in una camera d’albergo con Sebastian, un ragazzo incontrato in un locale.

Quella notte di passione, insieme alle prime rivelazioni del giovane, segnano per lei l’inizio di una nuova vita. Dovrà affrontare il suo doloroso passato, fatto di violenza e meschinità, per aprirsi a un incredibile segreto: Sebastian è infatti un licantropo. Superati sconcerto e paura, Cleo si appassiona al calore di una nuova famiglia, scoprendo il legame con la Natura.

Di nuovo, il passato di Cleo torna a tormentarla, ma la ragazza viene a conoscenza delle sue vere origini norvegesi, radicate in uno dei branchi di lupi più antichi e puri. Cleo e Sebastian partono allora per la Scandinavia, culla dello sciamanesimo. Marchiata a fuoco sulla schiena durante la sua iniziazione, Cleo si trasforma solo in parte, tra le braccia del vero padre biologico, che le dà una terribile notizia: lei è di sangue misto, e non può essere accettata dal branco.

Eppure, Cleo si affida alla saggezza delle rune e all’amore per Sebastian, trovando la sua strada.

Ci sono romanzi che hanno la capacità di renderti protagonista della storia, scritti da penne in grado di farti scivolare addosso le sensazioni e le emozioni raccontate da quei tratti di inchiostro che colorano un foglio bianco.

Ci sono parole che sembrano fuggire dalle pagine per poi penetrare nell’anima di chi le legge.

Dalle cuffie risuona la melodia di una musica malinconica, angosciosa, che mozza il respiro.

Una melodia che mi ha accompagnato durante la lettura e che, ora, culla la mia mente riportandomi con la memoria a rivivere ogni singolo frammento di un romanzo che è arrivato dritto al centro del bersaglio, incatenandomi a lui fino all’ultima pagina.

“Cuore di Lupo” non è un romance fantasy come tutti gli altri.

Caratterizzato da una perfetta fusione di ingredienti, brilla di una luce mistica, unica e ammaliante.

La trama è sviluppata con grande maestria, cadenzata da un ritmo ben bilanciato, tra momenti di malinconica e sinuosa lentezza e momenti di energica e frizzante rapidità.

Ogni dettaglio viene inserito all’interno di questa sinfonia al momento necessario, creando la perfetta armonia tra suspense e rivelazioni.

Tutto viene detto, ogni cosa viene svelata attraverso uno stile di scrittura pulito e dinamico, senza eccessi.

Le parole si concatenano lineari, scelte una per una con precisione al fine di raggiungere l’obbiettivo: che sia quello di informare o di emozionare, Chiara Casalini riesce sempre a portarle a destinazione, senza uscire dal percorso prestabilito, dimostrandosi capace, talentuosa ed estremamente efficace.

L’inserimento di riferimenti storici, leggendari e mitologici dà al testo una marcia in più.

L’autrice dimostra di conoscere a fondo l’argomento, il che presuppone non solo grande passione riguardo alla tematica, ma anche un profondo studio a priori.

I personaggi sono ben strutturati. Ognuno di essi ha una psicologia ben delineata e caratteristiche che ne determinano la riconoscibilità immediata.

Anche nella costruzione dei personaggi, l’autrice non lascia nulla al caso: ci porta a conoscerli nel profondo delle loro anime e ad empatizzare con ognuno di loro, amandoli oppure odiandoli con la medesima forza.

La protagonista, Cleo, merita una nota a sé.

Lei è il cuore pulsante del romanzo.

Una donna fragile, confusa, che ha conosciuto il dolore e che porta dentro i segni  di un passato che chiunque vorrebbe sotterrare.

Cleo è la rinascita, fenice in grado di risorgere dalle sue ceneri; combatte i suoi demoni, li estrapola dai cassetti della memoria volutamente chiusi a chiave e li affronta, riaprendo ogni singola ferita per poi lentamente rimarginarla.

Cleo affronta una trasformazione interiore che la porterà a riemerge dal buio, un passo alla volta e con grande fatica, sola, debole, ammaccata, ma determinata a dimostrare a se stessa e al mondo il suo vero valore.

La narrazione in prima persona ci costringe a vivere ogni sensazione sulla nostra pelle.

Ognuno di noi diventa protagonista e prova ciò che essa ci racconta.

Il battito del cuore accelerato dell’amore, la stretta allo stomaco dovuta a una delusione o a un dolore profondo, una lacrima che scorre sul viso gelida e giunge alle labbra.Un sorriso che scoppia dopo una rivelazione, una sorpresa, ogni singolo istante, ogni singola sensazione: tutto diventa nostro, vivido e reale.

Chiara Casalini mette su carta una storia romantica ma mai stucchevole, in grado di dare emozioni forti, vere, palpabili.

Una storia che ci porterà a trovare il coraggio di fare i conti con i demoni che si annidano tra le pieghe dei ricordi, che metterà in luce ogni nostra cicatrice, per farci comprendere che sono proprio quelle la parte migliore di noi; memorie indelebili di dolori che ci hanno distrutto e cambiato ma che, con determinazione, abbiamo superato e che, in un modo o nell’altro ci hanno resi più forti, migliori, nuovi.

 

Recensione a cura di Elena Galati Giordano

 

 

 

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Cover Reveal “SOLO PER ME” di Marialuisa Gingilli

Titolo: Solo per me

Serie: Under the Irish Sky #1

Numero previsto di volumi della serie: 2 + 2 spin-off

Uscita: 6 dicembre 2018

Self Publishing

Pagine: 480

Prezzo: E-book €. 1,99

Cartaceo (disponibile prossimamente) €. 14,90

 

Margherita ha poco più di vent’anni, una storia, quella con Alessandro, che trascina da troppo tempo e un cassetto pieno di sogni irrealizzati. Complice un viaggio tra gli incantevoli paesaggi d’Irlanda e un paio di occhi verdi come i prati di quelle terre, si renderà conto che è arrivato il momento di abbandonare la sua confortevole routine e lanciarsi nel vuoto, fare spazio ai propri desideri e accettare i propri sentimenti.

Ma si sa, a volte, l’amore ci porta su sentieri pericolosi… Margherita avrà il coraggio di percorrerli?

 

Intervista premio #inchiostrando in collaborazione con “Il Covo dei Libri”

Eccoci qui, con un nuovo appuntamento delle interviste ai vincitori del contest #Inchiostrando, in collaborazione con il gruppo Facebook “Il covo dei libri”

Oggi abbiamo il piacere di avere come ospite Dario Santonico.

D: Ciao e benvenuto!

Raccontaci Dario nella vita di tutti i giorni.

R:Ciao Elena e grazie per avermi accolto nel tuo blog.
Mi presento ai lettori. Mi chiamo Dario Santonico, ho 35 anni e sono un quasi romano/quasi ciociaro. Sono nato e cresciuto in una cittadina industriale a pochi passi da Roma e a pochi passi da Frosinone. In pratica, fin da subito, ho avuto problemi nel catalogarmi. Da 6 anni vivo e lavoro in Lombardia, nel senso che ogni giorno la percorro in verticale con l’automobile, passando su quella cicatrice che chiamiamo Tangenziale Est. Abito in Brianza, a due passi dal Parco di Montevecchia, perché ho sempre amato la vita immersa nel verde, e lavoro a San Donato Milanese.
Nella vita di tutti i giorni sono un geologo, più precisamente un petrofisico. Lavoro in eni e per chi non sapesse cosa fa un petrofisico, analizzo i campioni di roccia che vengono estratti dai pozzi petroliferi per tirare fuori (appunto) parametri fisici che permettono di ottimizzare la produzione.

Sono sposato da due mesi con Eleonora, che mi ha seguito in questo mio trasferimento, ho un bimbo di 3 anni e mezzo di nome Tommaso e un cane fifone. Ho un mutuo di 25 anni, un’automobile che tiene botta alle varie scorrazzate sull’Autostrada del Sole. Ho tantissime passioni e cerco di coltivarle tutte, anche se è molto difficile coniugare tutte queste cose insieme. Amo viaggiare, e credo fermamente che la mia posizione geografica attuale sia solo temporanea. Ho un amore incondizionato per l’Olanda, dove ho vissuto per un periodo della mia vita e dove torno spesso per ritrovare me stesso. Dico sempre che, 8 anni fa, ho buttato il cuore in un canale di Utrecht e per questo motivo ci torno spesso: perché lo sento battere solo quando mi trovo lì.
Amo cucinare, soprattutto i dolci, infatti ho recentemente preso un attestato professionale di pasticceria. Mi piacerebbe aprire una mia attività, indovinate dove? Be’ è abbastanza facile da indovinare. Ho una pagina Facebook (La ricerca della golosità) dove esprimo la mia passione per la cucina, mettendo videoricette e foto di quello che preparo in casa!

Oltre tutte queste cose, ho pure pubblicato un romanzo, giusto per non farmi mancare nulla! Insomma, posso dire senza falsa modestia, che sono un vulcano in piena fase di attività. Spero di non spegnermi mai.

D: Padre, marito e scrittore emergente con l’animo da viaggiatore.

Ami spostarti senza fermarti mai.

La scrittura può essere considerata un viaggio?

RDecisamente sì. Il viaggio (fisico) è anche qualcosa che facciamo per la nostra anima. Per arricchirci di esperienze. Non è solo comprare un biglietto e partire. La scrittura può essere considerata allo stesso modo: un viaggio estremamente intimo e personale nei propri sogni, nelle proprie paure, negli amori segreti e in tutte quelle cose che puoi raggiungere solo quando sei tu, la tua penna e un foglio bianco. La cosa bella della scrittura, intesa come viaggio, è che non hai bisogno di prendere ferie dal lavoro o spendere soldi per un biglietto aereo o per l’albergo. Il viaggio è dentro di noi, bisogna solo trovare il modo per far decollare quell’aereo.

D: Quando è maturata in te, la necessita di iniziare a scrivere?

R: Se parli di necessità, questa è esplosa nel periodo in cui ho vissuto in Inghilterra. Mi trovavo a Southampton per un dottorato e, al contrario dell’Olanda, non ho mai provato empatia verso quel posto. Non mi piaceva affatto: era perennemente grigio e questo rendeva il mio spirito grigio a sua volta. Mi rinchiudevo per interi week-end in un bar, sempre lo stesso, ordinando sempre le stesse cose, praticamente a memoria. Mi mettevo lì e osservavo la gente, la pioggia, le macchine che camminavano nel verso opposto a quello che avevo visto per quasi trent’anni. Avevo bisogno di riversare tutto quel grigiore interiore sopra un blocco notes. Ecco che mi ritrovavo a scrivere pagine e pagine di sensazioni, di ambizioni, di mondi diversi da quello. Esorcizzavo la solitudine con la scrittura, che divenne così il mio compagno di viaggio inseparabile.

D: Parlaci del tuo romanzo “Il rumore del pallone sul cemento”.

R: Il mio romanzo è nato proprio lì, sui tavoli di quel Costa Coffee. Mentre buttavo giù caffè, mi sono chiesto se sarei stato in grado di raccontare una storia vera e propria, con la dedica iniziale e i ringraziamenti finali. Ho accettato la sfida con me stesso e l’ho portata avanti negli anni a seguire. “Il rumore del pallone sul cemento” è un romanzo di formazione (NON autobiografico) che ha la presunzione di parlare di un argomento molto spesso ignorato: l’amicizia tra due bambini di sesso maschile. Un’amicizia vera e pura, che nasce in mezzo alle campagne della provincia romana, proprio grazie ad un pallone calciato male da Giulio (uno dei due protagonisti) che arriva tra le mani di Domenico.

Proprio quest’ultimo è la voce narrante del romanzo e racconta l’evoluzione di questa amicizia tra due personaggi completamente antitetici. Uno profondo, riflessivo, creativo e sognatore. L’altro più scapestrato, animale da branco ed esuberante. La storia si dipanerà nel corso dei decenni successivi a quell’incontro, raccontando tutte le vicissitudini, i cambi di rotta inaspettati delle due vite e il cambio di orizzonti. Un romanzo che è ambientato per la maggior parte del tempo in un periodo storico (gli anni 90) dove i social non si sapeva neanche cosa fossero. Dove si giocava per strada, si citofonava all’amico, si stava sdraiati sull’erba umida a guardare le stelle, parlandosi faccia a faccia. Mi piace molto il titolo di un trafiletto de “La Repubblica” che parlava di questo romanzo: l’amicizia prima dei social. Ecco, mi piace moltissimo questa definizione.

D: Una delle tue grandi passioni è la pasticceria: se il tuo romanzo fosse un dolce, quale sarebbe?

R: Sarebbe una red velvet, perché questo è un dolce che nasconde una moltitudine di sapori diversi. La dolcezza dell’impasto, viene sostituita dal sapore aspro della crema all’interno. Il bello, però, è che a alla fine ti ritrovi un sapore complessivo davvero bilanciato e buono.

D: Spesso gli scrittori sono prima di tutto appassionati lettori.

Vale anche per te? Se si, quali sono i generi che preferisci?

R: Per gran parte della mia vita da lettore ho prediletto l’horror e il thriller. Poi, ad un certo punto (non so bene quando) i miei gusti sono cambiati. Adesso mi piace molto leggere libri introspettivi, romanzi che raccontano storie che possono essere ricondotte a vite reali. La finzione ok, ma non troppo. Non fine a se stessa.

D: “Ci sono libri che salvano la vita o comunque la cambiano in modo rilevante”. Pensi che questa affermazione sia vera? Se si, ci indichi il titolo del libro che ha salvato la tua?

R: Non so se l’affermazione sia vera in senso assoluto. Magari per molti lo è, eppure io non mi sento di poter accomunare un libro specifico ad una cosa così importante (salvare la vita, intendo). Vi posso però dire, che uno dei miei libri preferiti è “Il miglio verde” di Stephen King. Non mi ha salvato, ma ha un po’ cambiato la mia concezione della vita.

D: Progetti futuri?

R:Ho un romanzo in cantiere ma il cantiere è fermo da un po’, perché ho dato tutto me stesso (e anche molto di più) alla mia prima “creatura” letteraria. Tra i buoni propositi del 2019 c’è proprio quello di finire questo nuovo romanzo. Tratterà di un argomento totalmente diverso dal primo, che mi sta molto a cuore. Insomma, come dicono quelli fighi: stay tuned!

A noi non resta che ringraziare Dario per la disponibilità e lasciarvi i link per trovarlo in rete.

Buona lettura!

 

Contatti
Profilo personale Facebook: https://www.facebook.com/dario.santonico
Profilo libro (che diventerà presto profilo autore): https://www.facebook.com/ilrumoredelpallonesulcemento/
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Intervista a cura di Elena Galati Giordano

 

Recensione “LA SEDUZIONE DEL GHIACCIO” di Mirta Drake

Smilla vive nel tranquillo villaggio di Blomstavvan, sulle coste scandinave, finché un giorno viene rapita dal guerriero vichingo Niklas Hellström, giunto dalla Norvegia a bordo di agili drakkar in testa a un drappello di insaziabili razziatori. Benché intenda far colpo sul conte di Svartis col suo bottino, Niklas decide di tenere per sé Smilla come schiava, sedotto dalla sua intelligenza e dal suo strano aspetto: non sa che quella snohar, la ragazza dai capelli e dagli occhi color del ghiaccio, è capace di terrificanti visioni. E ben presto, fra intrighi e intrepide azioni di conquista, l’amore inizia a sedurre il fato, sfidando il destino con i colpi di un’intensa passione che arriva ai confini di nuovi e inesplorati mondi.

Il romance è senza dubbio uno dei generi più chiacchierati, in grado di creare schieramenti netti: chi lo odia e lo ritiene superficiale e vuoto e chi invece, lo ama e lo considera quasi magico.

Io personalmente credo che la verità stia proprio nel mezzo.

In un calderone pieno di storie d’amore è difficile riuscire ad emergere. È necessario trovare la chiave giusta, quella che sia in grado di colpire e poi convincere il lettore a dare un’opportunità alla storia, che lo trasporti in un mondo romantico ma non banale e stucchevole.

Da lettrice non avvezza a questo genere tendo a selezionare i testi con grande cura, cercando sempre trame e stili di scrittura che siano in grado di distinguersi ed essere originali.

Poche, pochissime sono le autrici che fino ad ora sono state in grado di catturare la mia attenzione tanto da portarmi a leggere ogni singolo libro da loro pubblicato.

Mirta Drake è tra queste e, con il suo ultimo romanzo, si riconferma per l’ennesima volta una scelta azzeccata.

“La seduzione del ghiaccio” è il primo volume di una trilogia che si prospetta essere veramente particolare.

Uno degli elementi che caratterizzano maggiormente questo romanzo è la veridicità storica.

Palese infatti la ricerca svolta a priori, percepibile nelle descrizioni delle ambientazioni, dei costumi e degli usi, degna di un vero romanzo storico.

I protagonisti, Niklas e Smilla, sono ben costruiti e pregni di spessore psicologico, con personalità delineate ed evidenti.

Se Niklas si presenta da subito come un uomo pieno di contraddizioni, rude e scontroso ma in grado di riconoscere la sensibilità e il valore di una donna, Smilla, dal canto suo, ci mette tutta se stessa per non cadere nel cliché della povera donzella bisognosa d’aiuto.

Proprio a Smilla dedico una nota: è coraggiosa, vulcanica, dotata di invidiabile self control e in grado di tenere testa a un uomo dalla tempra indiscutibile. È una vera eroina, in grado di fondere la sensibilità e la forza, capace di essere protagonista da sola, senza necessità di un uomo che la affianchi. Donna, con la D maiuscola, protagonista molto positiva, che con la sua determinazione si pone dinnanzi a tutti e mai all’ombra di qualcuno.

Anche i personaggi comprimari sanno il fatto loro e riescono ad affascinare e a dare maggior enfasi alla storia.

La trama è ben strutturata e il romanticismo si fonde e alterna con l’azione, creando un ritmo incalzante.

L’amore tra i due non scocca all’improvviso, ma cresce lentamente.

Tra scontri verbali in grado di far emergere lo sprezzante acume di due menti brillanti e ugualmente forti, i protagonisti costruiranno un rapporto di complicità assoluta, deporranno le corazze dietro i quali si sono riparati e si metteranno schiena a schiena, pronti a proteggersi vicendevolmente.

Lo stile di scrittura dell’autrice è il solito: frizzante, vivace, ironico e nel contempo poetico, ma qui Mirta si spinge oltre, migliorandosi ancora, arricchendo il registro e incasellando le parole alla perfezione per raggiungere l’obbiettivo.

Valore aggiunto di questo romanzo: la profondità.

Non troviamo solo l’amore, il romanticismo e la passione, palpabile ma mai volgare.

Tra le righe di “la seduzione del ghiaccio” troviamo  i grandi valori che dovrebbero essere alle basi dei rapporti umani e un bellissimo messaggio di femminismo equilibrato, mai estremizzato o imposto ma delineato con delicatezza, per portare il lettore a comprenderlo fino in fondo.

Il finale aperto ci lascia in sospeso, in trepida attesa di ritrovare la passionale poesia di questa storia d’amore, fuori dalle righe, in grado di far emozionare e, nello stesso tempo, riflettere.

 

Recensione a cura di Elena Galati Giordano

Cover Reveal “NICOLAS GRIMM – Caccia all’esule” di Fabrizio Fortino.

Titolo: Nicolas Grimm – Caccia all’esule

Autore: Fabrizio Fortino

Genere: Steampunk

Casa editrice: Dark Zone Edizioni

Data di uscita: Dicembre 2018

Prezzo ebook: 2.90 euro

Prezzo cartaceo: 14.90 euro

Pagine: 333

Cover di: Livia De Simone

Inghilterra. Diciannovesimo secolo. Da anni il Paese è sotto attacco degli Esuli, spiriti evocati dalla dimensione eterea, liberi di vagare in questo mondo. Colpa degli psicoauguri direbbero in molti.

Francis Barret Browning, sorvegliante del Dipartimento di Sicurezza Interna, è uno degli ultimi baluardi contro queste entità malvagie. Armato solo da un’incrollabile fede verso il Dipartimento e della sua Remington, sta per fronteggiare la minaccia più grande che la città di Shattertown abbia mai dovuto affrontare.

Eppure nulla è paragonabile a ciò che accadrà quando, durante un drammatico inseguimento, Francis e i suoi ibridi, Mia e Grammith, giungeranno all’Istituto di Bioningegneria e si imbatteranno in…

Nicolas Grimm. Giovane e talentuoso bioingegnere, un ragazzo apparentemente come tanti altri, il cui destino s’incrocerà con quello del sorvegliante: per entrambi si apriranno così le porte di una sconvolgente realtà fatta di intrighi ed eventi inaspettati, tra pericolosi clan pechinesi, bambini necrofagi e arcane magie.

 

Biografia autore:

Il tarlo della scrittura mi ha perseguitato fin dalla tenera età, ma tutti gli scritti di quell’epoca lontana sono finiti nel cestino, sebbene siano rimasti nei miei ricordi.

Fin da piccolo mi sono cimentato in ogni forma d’arte: disegno, pittura, scultura, modellismo, lasciandomi contaminare da qualsiasi genere o stile, accogliendo con entusiasmo suggerimenti e consigli da chiunque sia disposto a darmene.

È però in età adulta che la passione per la scrittura si è fatta pressante, provocandomi il bisogno ossessivo di mettere su carta ogni immagine o pensiero che ruota intorno a una vicenda ben precisa, in luoghi e tempi al di là dell’immaginario. Questo vorticare di pensieri mi ha portato, infine, alla realizzazione de I misteri di Black Port, il mio primo romanzo, la mia storia, e poi di Nicolas Grimm – Caccia all’esule e di molto altro ancora.

Cover Reveal “END OF THE ROAD BAR” di Daniele Batella

Titolo: End of the Road Bar – Parte Prima

Autore: Daniele Batella

Genere: Narrativa

Casa editrice: Dark Zone Edizioni

Data di uscita: 6 Dicembre 2018

Prezzo cartaceo: €14,90

Pagine: 227

Cover di: Lia Winchester

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto in un vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema: un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. L’End of the Road ha un’anima. È questa l’unica certezza che colpisce sette avventori, giunti per caso una sera di aprile nell’atmosfera ovattata del bar. Sette sconosciuti, condotti nello stesso luogo da un curioso scherzo del fato. Penny, l’algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l’uno all’altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno ad uno cominceranno a raccontare la propria esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino.

 

Biografia autore:

Daniele Batella nasce ad Arezzo l’11 Giugno 1988.

Consegue la Laurea Triennale in Lingue e Culture del Mondo Moderno presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Dal 2009 si esibisce come cantante nel gruppo vocale Cherries on a Swing Set.

Da sempre appassionato di arte creativa, forma i suoi gusti letterari su romanzi thriller, noir, con ambientazione storica, elementi archeologici o accenni al sovrannaturale; allo stesso tempo l’introspezione psicologica e l’esplorazione delle umane pulsioni proprie di autori come Henry James o Michael Cunningham lo portano a cesellare il suo gusto verso una narrativa antropocentrica, fatta di storie di vita vissuta.

End of the Road Bar è il suo primo romanzo.

Vive ad Orvieto, in Umbria.