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Recensione “IL GIOCO DEI DUMPIRE” di Andrea Varano a cura di Elena Galati Giordano

In una Milano futuristica e spenta, devastata dalla Guerra dell’Energia contro la Francia, l’ex pilota di linea Nebbioni si unisce alla Clinica del professor Visconti nel dare la caccia ai Dumpire, vampiri cibernetica il cui morso è capace di rubare i ricordi. Nessuno sa della loro esistenza, perché i Dumpire sono la frontiera inconfessabile nella guerra di spie che le Corporation ingaggiano per il nuovo oro nero: le informazioni. Perversi ma anche instabili, cosa succede ai Dumpire quando vanno fuori controllo e l’assuefazione da esperienze altrui li spinge a mordere chiunque, senza freni? Saprà Nebbioni come fronteggiarli? E cosa lo spinge a dar loro la caccia?
Un romanzo ricco di azione e di idee sullo sfondo di un’affascinante Milano di fine secolo, finalista al premio Odissea 2017.
“Un esordio tra i più brillanti. Andrea Varano estrapola da tecnologie già esistenti conseguenze inquietanti e persuasive, dimostrando che fantascienza e intelligenza non fanno rima a caso” (Valerio Evangelisti).

Non posso definirmi una grande amante del genere fantascientifico, ma nel mio background, ci sono grandi nomi come Dick e Asimov e difficilmente, nel panorama letterario di genere, si trova qualcosa che riesca ad entusiasmarmi in maniera tale da convincermi a proseguire la lettura.

Devo ammettere con immenso piacere che “Il gioco dei Dumpire” è stata una bella scoperta.

La scelta di ambientare il romanzo in una Milano futuristica, con protagonisti per lo più italiani con dei nomi persino dal gusto retrò, l’ho trovata azzeccata e per niente scontata.

Vivendo a Milano, sono riuscita, grazie alle descrizioni minuziose dell’autore  a immaginarla, come lui vuole farla  apparire dinnanzi ai nostri occhi: ancora più sporca, umida, appiccicosa,  grigia, e opprimente di quanto appaia oggi.

I neurovisori, sono l’intuizione migliore di Varano.

Questi, altro non sono che dispositivi incastonati nel cervello delle persone che hanno la funzione di quella che potremmo definire una costante connessione a internet.

Perché li ho definiti un’intuizione geniale? Semplice, perché proprio attraverso questi dispositivi, l’autore estremizza ciò che realmente stiamo vivendo.

Guardandoci attorno infatti ecco che ci troveremo ad osservare uomini, donne e adolescenti costantemente collegati alla rete, al punto da diventarne spesso dipendenti, portandoci a pensare, che l’immaginazione non è poi cosi distante dalla realtà.

I neurovisori portano la rete direttamente dentro la testa: non è più la persona che vi si addentra dall’esterno, è quella realtà fittizia e illusoria che penetra totalmente l’essere umano, annientando la percezione di sé e della vita vera, concreta, trasportandolo in un mondo dal quale non si vuole più uscire e da cui si diventa dipendenti.

Anche le figure dei Dumpire (termine che coniuga Dump, inteso come elemento di backup e, quindi, delle informazioni, e Vampire), veri e propri vampiri dei pensieri e dei ricordi, sono figure allegoriche… una delle minacce del nostro tempo è proprio l’intrusione della nostra privacy, il terrore che qualcuno dall’esterno, possa accedere a dati sensibili e informazioni personali.

È esattamente questo che fanno i Dumpire ed è per questo che nessuno, al di fuori degli agenti e degli scienziati della clinica del professor Visconti, è al corrente della loro esistenza.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e, se pur forse non brillino di originalità ( i ruoli che ricoprono e alcuni meccanismi psicologici sono, tutto sommato, abbastanza stereotipati e prevedibili), si empatizza fortemente con ciascuno, persino con quelli “cattivi”.

Oltre alle azioni viene dato ampio spazio all’aspetto psicologico e alla storia personale, che è sempre il motore delle loro scelte di vita, nel bene e nel male.

Uno dei punti di forza di questo libro è il ritmo.

All’inizio, la narrazione procede abbastanza lenta, dando modo al lettore di ambientarsi e di familiarizzare con i vari personaggi.

Alcuni flashback, vengono utilizzati per permetterci di comprendere a pieno la storia, poi, una volta che tutte le carte sono state messe sul tavolo, l’azione diventa serrata e a questo punto diventa particolarmente difficile interrompere la lettura.

Ci sono parecchi combattimenti, li definirei proprio così, perché di fatto è una guerra quella che viene raccontata.

Alcuni di essi, risultano a tratti anche cruenti, con ingenti spargimenti di sangue.

Varano,“dirige” magnificamente, senza perdersi dietro a dettagli inutili ma, allo stesso tempo, descrivendo le scene in modo tale da farle apparire reali dinnanzi ai nostri occhi, quasi ci trovassimo comodamente seduti davanti allo schermo di un cinema; il tutto senza mai farci perdere il filo con l’emotività dei personaggi, componente che il più delle volte influenza le azioni, anche nelle situazioni estreme.

Il crescendo di ritmo e tensione procede a regola d’arte e trova il suo apice, riservandoci qualche sorpresa verso la fine.

Ma il vero colpo di scena è nella conclusione, dove nulla è come ci si aspetta e le carte vengono rimescolate sul tavolo, aprendo la trama a un secondo capitolo.

Devo riconoscere che Varano ha saputo giocare bene anche la carta del finale aperto.

A questo punto, possiamo solo attendere con non poche aspettative, il secondo capitolo.

 

 

 

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