Recensisce il lettore – Daanan. Il destino degli uomini Vol.1 di Jordan River

 

Gli Uomini, la razza dominante del mondo di Daanan, hanno rischiato l’estinzione a causa di una catastrofe antica.

Sono però sopravvissuti, sebbene disuniti, fino all’arrivo di Aeon Prime, temerario generale della Legione, capace di riunire le varie tribù e villaggi in un’unica nazione, l’Impero, ritrovando una parvenza di pace.

Non tutti, infatti, riconoscono Aeon Prime come Imperatore e in molti si oppongono alla sua opera.

Mentre sul fronte interno l’Impero cerca di trovare l’unità, dunque, ai suoi confini altre razze cercano di affermare la loro esistenza.

Ma nuove minacce si addensano all’orizzonte, e assumono l’aspetto ferino di un cervo…

Recensire un libro, esaltandone i punti di forza e sottolineando le debolezze, non è mai un lavoro oggettivo, perché i fattori da tenere a mente sono troppo variabili per restare gli stessi in eterno.

Ogni lettore ha un bagaglio culturale differente, che evolve o cambia nel tempo, che subisce l’influenza di persone, eventi o cose, ed è questo a rendere complicata l’estensione del giudizio personale ad un tempo differente dal qui ed ora.

Doverosa premessa a parte, considerando l’impatto di alcune storie e il momento in cui ci si appresta a leggerle, mi trovo a parlare di “Daanan – Il Destino degli Uomini” di Jordan River.

Il libro è edito da Dark Zone, conta 236 pagine ed è il primo volume di una trilogia assai ambiziosa: nota a margine, ma nemmeno troppo a margine, la copertina è a cura di Antonello Venditti.

Iniziare un libro come questo non è difficile: il protagonista, Ryan Rhadamantys, entra in scena già dopo qualche riga e ci permette di osservare la realtà di Daanan attraverso i suoi occhi, come in un videogame giocato in prima persona.

La verità è che il lettore si fa spirito evanescente durante l’intera narrazione e si piazza alle spalle del protagonista (fatta eccezione per l’interludio), accompagnandolo pagina dopo pagina come un passeggero muto e incapace di interagire, ma comunque propenso a ricevere gli input provenienti dall’esterno.

L’autore dimostra da subito di avere ben chiaro il profilo dell’universo Daanan e lo descrive con precisione maniacale e fluida, mai teatrale, sempre diretta e improntata a una trasparenza derivante dalla visione nitida che ha delle ambientazioni dell’opera. Le descrizioni non sono mai eccessive, si limitano ad esporre la realtà che Jordan River vede con chiarezza nella sua fantasia e, attraverso lo stile scarno, il lettore si trova bombardato di nomi, luoghi e intrighi che saranno memorizzati con l’accumularsi delle pagine lette.

Una particolarità stilistica che tengo a sottolineare è la precisione con cui l’autore riesce a descrivere i movimenti dei personaggi, senza farli apparire meccanici e pesanti: uno dei momenti più suggestivi si trova già nel secondo capitolo, con la rappresentazione intensa del rituale chiamato “La Danza delle Carte e Della Spada del Demone che Ride”.

L’autore affianca il lettore al protagonista e li lascia in balia di un’avventura che è impossibile fermare, perché composta da eventi che si susseguono in maniera imprevedibile per entrambi. Il tutto condito da elementi che per forza di cose influiscono e fanno parte della storia stessa: l’incontro con il senatore Sirio Batai, figura sapiente e simile ad un vero mentore; la rappresentazione dell’Impero degli Uomini, al cui vertice c’è il generale Aeon Prime, che tenta di riunire i territori sotto un unico regno; il richiamo frequente all’Era del Disordine e della Caduta, la quale ha preceduto la Pace e che giunge al lettore come una sorta di reminiscenza della grande guerra. Queste sono solo alcune delle componenti che fanno parte del complesso universo di Daanan.

L’interesse di ogni sovrano è quello di governare un impero vasto ed è quello che tenta di fare Aeon Prime, combinando un matrimonio d’interesse tra Vantigar Kallispar (erede dell’omonimo altopiano, zona calda del regno) e la Principessa del Nord, Lilith. Non fatevi abbindolare dal titolo nobiliare, perché Lilith non è una comune principessa: lei ha abbandonato il nord e si è trasferita nella Cattedrale delle Ombre, sull’Abisso, uno dei luoghi più oscuri e misteriosi di Prime. Lilith non ha un carattere facile: è apparentemente ribelle, irriverente, cinica e convincerla a sposare Vantigar, tenendo a mente l’inspiegabile legame che ha con Lord Upyr, sembra una missione per pochi. Forse, impossibile, ma comunque concepibile solo se a portarle il messaggio sarà il senatore Sirio. Questo, insieme a Ryan, ormai fidata guardia del corpo, affronterà il viaggio che porterà il lettore a scoprire l’Abisso.

E dopo?

Le strade di Ryan e Sirio si divideranno, perché mente il senatore sarà chiamato al fianco di Aeon Prime (intenzionato ad affrontare il leggendario Re Cervo, spirito guida –mortale o forse no- delle terre del nord), il nostro Rhadamantys dovrà scortare la principessa Lilith fino all’Altopiano di Kallispar, laddove incontrerà il futuro sposo e verrà sancita l’alleanza tra le due forze finora opposte. Ovviamente, non mancano i momenti dedicati a Lord Upyr e Laris, il giovane erede al trono: entrambi sono stati inviati dall’Imperatore sulle tracce del misterioso Re Cervo.

Tutto questo appare come una lunga introduzione e infatti, il volume primo di Daanan è il primo mattone di una costruzione molto più complessa e di una faccenda assai più intricata.

È innegabile che la caratterizzazione dei luoghi, dei personaggi e degli eventi sia il punto forte del libro e, attraverso questi, Jordan River riesce ad accendere una miccia che vediamo correre e scomparire dentro la scocca della bomba: attendiamo l’esplosione. La attendiamo, eppure ne abbiamo già toccato le forme nelle ultime pagine, che lasciano il lettore senza fiato e con la voglia di scavare dietro la quarta di copertina per vedere se c’è altro da leggere.

A mio avviso, nonostante non siano profondamente marcati gli elementi classici del fantasy (trattandosi appunto di un’introduzione), la lettura è assolutamente consigliata e vale anche l’attesa del secondo volume. Daanan è un mondo complesso e le vicende che si svolgono al suo interno sono importanti, ma il tutto è così chiaro nella mente dell’autore che il lettore scorre riga dopo riga in maniera spedita, consapevole che (gusti permettendo) la storia non sarà manchevole, annacquata o confusa.

 

 

 

Recensione a cura di Sara Canini

Editing di Elena Galati Giordano

Img: Elena Galati Giordano

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