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Blogtour “Euridice” – 5° tappa Recensione


Euridice si innamora perdutamente di Orfeo, figlio della musa Calliope. La musica di Orfeo incanta tutti ed Euridice sembra vivere solo per lui. Un giorno la donna viene morsa da un serpente e sprofonda negli Inferi dove, grazie all’aiuto di Persefone, apre gli occhi sulla vita che aveva appena lasciato.

 Il significato di questa storia è leggibile su più livelli. Il mito, in particolare, non è una favola ma qualcosa di più potente, pervaso da un linguaggio simbolico che aiuta a incanalare le intuizioni insite nell’essere umano con l’obiettivo di trasformarle in conoscenza di qualcosa di più profondo di quel che la realtà mostra. Con estrema sensibilità Romina Bramanti riscrive questa eterna storia, la reinterpreta e ne ricolloca tutto il senso dal punto di vista di Euridice, facendo una profonda analisi dell’animo umano, servendosi di un linguaggio poetico che fa vibrare le emozioni nascoste fra le righe semplici.

“Si prendeva un sentiero in salita attraverso il silenzio, arduo e scuro con una fitta nebbia. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Orfeo temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò ma subito la donna fu risucchiata, malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l’estremo saluto.”

(Ovidio, Metamorfosi, IV, 53 sgg)

Il mito di Orfeo ed Euridice narra di un amore senza tempo, un amore viscerale e unico, che spinge a scelte estreme, persino a sfidare la morte.

Nella versione classica è Orfeo a raccontarci il suo supplizio interiore.

Il dolore per la perdita della sua sposa Euridice, morsa da un serpente e trascinata negli inferi.

Gli  inferi, che Orfeo decide di discendere, per riprendersi ciò che è suo, per riprendersi la sua amata.

Un patto semplice: Orfeo può portarla via con sé, riportarla in vita, ma non dovrà mai voltarsi indietro durante la risalita.

Un patto non rispettato: la curiosità, la necessità di guardarla. Orfeo si volta e vede la sua amata Euridice svanire e morire per la seconda volta.

Orfeo ci rivela tutto il suo dolore per la perdita del suo amore, lo strazio causato dai sensi di colpa, ma che ne è di Euridice? Quali sono i suoi sentimenti? Quali i suoi tormenti?

Romina Bramanti capovolge il punto di vista, ed è proprio a lei, la sposa tanto amata e desiderata, la donna morta e caduta negli inferi per ben due volte, che l’autrice affida la parola nel suo “Euridice”.

Non è mai semplice, rivisitare un mito così ben conosciuto e incasellato nella storia, ma Romina ci riesce, con una lettura originale che pone al centro dell’attenzione la donna, stavolta protagonista principale.

Euridice ci porta con sé a conoscere la storia con i suoi occhi, vivendo le sue emozioni e tutti i suoi turbamenti, che grazie alla scrittura avvolgente e dell’autrice divengono anche quelli del lettore.

Romina, con grande sensibilità e con un linguaggio ricercato e profondamente poetico, ci porta ad analizzare la storia guardando oltre, superando le apparenze e spingendoci a cercarne un significato più profondo, introspettivo, personale.

“Euridice” è un’esperienza di lettura straordinaria, a tutto tondo.

Perché, mentre veniamo cullati dalle parole straordinariamente ben scritte da Romina, Laura Bazzechi restituisce ai nostri occhi ogni immagine, attraverso le illustrazioni dal grande potere evocativo.

Infine, la bellissima copertina cartonata e la possibilità di leggere la medesima storia anche in inglese rendono il volume un vero gioiello.

“Euridice” è un mito d’altri tempi, riletto con occhi nuovi e moderni.

Una favola adatta a tutti, che merita di essere sfogliata e letta, per sognare un po’, per conoscersi e per rivivere la magia del passato.

 

Recensione a cura di Elena Galati Giordano

 

1 risposta su “Blogtour “Euridice” – 5° tappa Recensione”

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