Racconto inedito “L’amore Malato” di Valentina G.Bazzani per l’iniziativa “Dalla parte del Cuore”

10 racconti per 10 blog
Si tratta di un’iniziativa a scopo promozionale ideata da Valentina G. Bazzani in collaborazione con Cristina Pace.
A ciascun blog verrà affidato un racconto diverso sul tema dell’amore: amori, romantici, strani, particolari, contrastati, sofferti e vissuti…

“L’amore malato” è il racconto inedito, scritto per il nostro blog da Valentina G. Bazzani e che rappresenta la nona tappa del tour “Dalla parte del cuore”

Valentina ci parla di un amore inteso, tanto da portare a compiere una scelta difficile e dolorosa.

Buona lettura!

 

Caro amico,

ti scrivo dalla tenuta di campagna dei miei genitori, dove mi sto riprendendo per aggiornarti sugli ultimi fatti e soprattutto rassicurarti sulle mie condizioni di salute: io sto bene, almeno fisicamente. Ma nell’animo sono distrutto. Il perché penso tu possa immaginarlo, ma ci tengo comunque a raccontartelo, non solo per esporre la mia versione dei fatti, che spero per l’amicizia che ci lega vorrai ritenere attendibile, ma anche perché spero che trasferire parte della mia angoscia alle parole, e indirettamente a te (ti prego, non me ne volere per questo), possa rendere la mia vita più sopportabile.

Per essere chiaro ed esaustivo devo andare con ordine. Tutti sanno, o pensano di sapere, come è finita fra me e Amanda, ma nessuno, eccetto te quando leggerai questa lettera, sa com’è iniziata. E la cosa strana è che neppure io me lo ricordo chiaramente. Se torno con la mente a quella sera, ricordo solo lo scintillio dorato del suo abito lungo, il suo sorriso bordato di rosso e la mano guantata che si avvicinava alla mia, in un gesto fin troppo mascolino per una donna di tale grazia.

Quindi è iniziata così, con una stretta di mano, nel mezzo del giardino, alla festa che gli Shefiled avevano organizzato per festeggiare la laurea del loro primogenito, Arnold. Un inizio abbastanza convenzionale, converrai con me, per una storia che di “normalità” non ne ha avuta neanche un grammo. Ma questa è una cosa che non rimpiango, credimi.

Ci conoscevamo già di nome, ovviamente, come è giusto che fosse. Suo padre è uno dei maggiori produttori di tessuti della zona, la sua azienda prospera da prima che mio mio nonno arrivasse in questa “Nuova York” alla ricerca di fortuna. Ma anche se la ricchezza della mia famiglia ha origini più recenti, non è da meno. Siamo una stirpe di imprenditori, nel lavoro e nella vita. Qualunque cosa vogliamo alla fine riusciamo a ottenerla, con il lavoro o con i soldi. E io volevo lei. L’ho capito dal primo momento in cui l’ho vista, quella donna che mi osservava a testa alta e con lo sguardo fiero. Sono rimasto ammaliato, non solo da lei ma dalla sfida che rappresentava. Non era un segreto che suo padre non simpatizzasse per me, i nostri rapporti erano cortesi ma freddi. Si diceva avesse avuto uno screzio con mio padre in gioventù e quasi sicuramente avrebbe votato contro di me alle elezioni. Un motivo in più per conquistare il cuore della figlia. Che in ingenuo sono stato! Allora non sapevo a cosa andavo incontro, ma se anche avessi potuto intuirlo in un qualche modo l’avrei sposata lo stesso, perché io l’amavo e avrei fatto qualsiasi cosa cosa per lei.

Ed è l’amore, amico mio, il maggior pericolo per un essere umano.

Ci siamo trasferiti subito dopo il matrimonio in una villetta che avevo comprato apposta per noi e poi lei è rimasta incinta. Ero al settimo cielo, davvero. Ma lei non sembrava condividere la mia gioia. Alternava stati di euforia ad altri di depressione, così rapidi da spiazzarmi. Non sapevo come aiutarla, ma imputavo la colpa agli ormoni. Sopportavo in silenzio gli attacchi e le lacrime, ai miei occhi immotivate, visto che non le facevo mancare niente, pensando al momento in cui avrei stretto fra le braccia mia figlia. Ma intorno al settimo mese, la situazione è precipitata. Amanda non sembrava più in sé, minacciava di farsi del male e uccidere anche la bambina. Ero terrorizzato. Ho chiesto un consulto a uno psichiatra e alla fine ho deciso di farla ricoverare. Che cosa potevo fare? La gravidanza era quasi al termine e speravo che dopo Amanda sarebbe tornata casa, anche se non mi avrebbe mai perdonato per quello che le ho fatto.

La notte di San Lorenzo, è nata mia figlia Violet. Una bellissima bambina sana e robusta. Siccome il parto era andato bene e Amanda non diceva più di volersi far del male, sono tornate entrambe a casa. Quel giorno fu uno dei più felici della mia vita. Erano stati nove mesi duri, ma finalmente eravamo di nuovo insieme. Leggevo negli occhi di mia moglie il rancore per averla fatta internare, ma speravo che grazie a Violet saremmo riusciti a ricucire il nostro rapporto. Lei sembrava docile, mansueta, non manifestava in alcun modo il suo odio per me, solo alcune volte la sorprendevo a fissare il fuoco con sguardo vacuo, presa da chissà quali pensieri, ma per la maggior parte del tempo sembrava essere tornata la mia Amanda.

Quella notte mi svegliò il pianto di Violet, di solito ero sempre io ad alzarmi nel cuore della notte e a darle mangiare con il biberon per consentire ad Amanda di dormire, ma quando aprii gli occhi e presi un respiro, il fumo che inalai mi fece bruciare la gola. La stanza ne era satura. Continuavo a sentire mia figlia piangere, così presi una camicia con cui mi protessi la bocca, e seguii quel lamento. Il caldo era insopportabile, capii che doveva essere scoppiato un incendio da qualche parte nella villa ed era necessario spegnerlo al più presto, ma prima dovevo trovare mia moglie e mia figlia.

Una litania mi condusse nella nursery, dove trovai Amanda con in braccio la nostra bambina, la cullava amorevole spingendosi  avanti indietro sulla sedia a dondolo che avevo fatto costruire per loro. Sarebbe stata un’immagine bellissima se solo la casa non stesse bruciando.

“Che cosa hai fatto?”

Mi sono precipitato a prendere mia figlia. L’ho portata fuori e l’ho affidata a una vicina che aveva chiamato i soccorsi e ora stava osservando la scena, attonita. Poi sono rientrato. Amanda era ancora seduta lì, come l’avevo lasciata, e si dondolava avanti e indietro con lo sguardo perso nel vuoto. Mi sono avvicinato deciso a prenderla in braccio e portarla via con la forza, ma lei ha alzato la testa e guardato con gli occhi pieni di lacrime. “Lasciami qui, ti prego. È meglio sia per te e sia per Violet”.

In quel momento ho capito che non sarebbe mai finita, il male senza nome né volto che affliggeva Amanda avrebbe finito in ogni caso per estinguerla, era solo questione di tempo, intanto lei avrebbe continuato a soffrire. Così, con la morte nel cuore,  mi sono voltato e sono uscito. Quando le autorità hanno archiviato l’incendio in cui è morta Amanda Shefild lo hanno indicato come un incidente, ma io e te sappiamo che non è così.

Mi maledico ogni giorno per non essere stato in grado di salvarla, per non averla amata abbastanza o, forse, per averla amata troppo e non essere riuscito a dirle di no quella notte.

 

 

Ringraziamo Valentina e vi invitiamo a seguire le tappe precedenti del tour.

Annamaria Babette Brown Lucchese? : https://babettebrown.it/lultimo-petalo-di-valentina-g-bazzani-il-regalo-di-ferragosto/
Valentina Abbr?: https://valentinaabbr.blogspot.com/2018/08/la-ragazza-dallombrello-rosso-valentina.html?m=1
Laura Cassie?: https://lcassieblog.wordpress.com/2018/08/29/racconto-inedito-il-cerchio-valentina-g-bazzani/
Krilli: https://perchelodicekrilli.wordpress.com/2018/09/05/krillers-oggi-ho-per-voi-un-racconto-inedito-di-valentina-g-bazzani-3-scambio-di-ruoli/
Giada Andolfo https://fantasticandosuilibri.blogspot.com/2018/09/una-macchia-sullo-sfondo-dalla-parte.html
Martina Specter  https://neverstopdreamingbyemme.blogspot.com/2018/09/il-treno-dei-nuovi-incontri-di.html
Erika Castigliano https://amiamoinostrilibri.blogspot.com/2018/10/iniziativa-collaborativa-10-racconti.html?spref=fb
Carla Bortouzzi https://500sfumaturedilibri.blogspot.com/2018/10/10-racconti-per-10-blog-dalla-parte-del.html?spref=fb
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