Recensione “SCRIVI” di Marianna Brogi a cura di Alessia Cerbara

Libro d’esordio dell’autrice, romanzo quasi autobiografico che affonda le sue radici nei suoi ricordi e nel suo vissuto e, allo stesso tempo, è un vero e proprio inno alla scrittura e al suo potere esorcizzante.

E’ la storia di due donne che si sono incontrate e vissute in età diverse e del loro speciale rapporto: c’è Dorotea, una donna dei nostri tempi che tenta di far fronte a un momento personale problematico dovuto a un lavoro insoddisfacente e a una situazione sociale difficile quale quella della crisi economica iniziata nel 2008, e Celeste, un’anziana donna del suo paese, nata nei primi anni del ‘900, che è stata come una nonna adottiva per Dorotea.

Il romanzo ci viene presentato come una lettera intima e delicata indirizzata a una persona importante per Dorotea, Marcello, amico d’infanzia, e rappresenta un percorso difficile per raggiungere e accettare la consapevolezza di chi si è e di cosa si desidera.

“Ho pensato a lei che ha raccolto i sogni e le fantasie di me bambina, che ha fatto in modo che non perdessi mai l’abitudine di sognare, perché la vita è sogno, e chi non crede nelle favole è morto per sempre.”

Come non iniziare citando questo passo, per me fondamentale, per parlarvi di questo romanzo.

E’ stata una lettura sofferta, difficile, pregna di molte sfaccettature, che richiamano alla realtà con preponderanza tale da colpire come uno schiaffo in pieno viso, piccoli sprazzi di quella fantasia che non dovrebbe mai abbandonare nessuno di noi, irrealtà mista a desideri inespressi che fa sanguinare l’anima e, al contempo, redimere e aprire a gioie nuove e inaspettate.

Il libro è un vaso di Pandora che una volta aperto ti rovescia addosso, con la forza di un fiume in piena, sensazioni e vissuto. Emozioni, esperienze e sogni si incontrano, accartocciano gli uni sugli altri, intersecano come perfette tessere di un unico puzzle ma dove, nello stesso tempo, ognuna ha la sua personale strada da percorrere, a volte anche in perfetto parallelo. La fine del tutto la si ha solo e unicamente all’ultima parola del libro e, anche lì, viene da chiedersi: “e ora che si fa?”.

E’ una lunghissima lettera di Dorotea indirizzata a Marcello, sofferta in ogni parola, in ogni accadimento narrato. Attraverso questa veniamo accompagnati alla conoscenza della ragazza, di Celeste, di Marcello e di tutti i personaggi che incontriamo via via che ce li presenta. Taluni li si ama istintivamente, altri li si detesta nel tempo. Sono descritti in modo dettagliato, sia dal punto di vista fisico che caratteriale, ma quello che colpisce è il modo poetico in cui ci viene raccontata la loro importanza e presenza quasi cruciale nella vita passata, presente e futura di Dorotea. Se per lei hanno ruolo di spartiacque, per noi hanno la funzione di indurre al ragionamento su chi siamo e cosa desideriamo, facendoci compiere un viaggio introspettivo che dilania prima e cura poi.

Per l’autrice il limite tra realtà e fantasia è blando e associa la presenza quasi fisica di Celeste e Marcello ad avvenimenti della vita di Dorotea: in una farfalla che le vola accanto mentre è al parco dove andava da bambina o nei fiori rivive Celeste, in una canzone, “Bitter Sweet Symphony”, sente Marcello e ancora, in una mancata fine tragica di una sua brutta caduta, è certa ci sia l’intervento salvifico di entrambi.
Questa consapevolezza e dovizia di particolari li rende vivi a chi legge e li si riesce a immaginare esattamente come li ha visti e vissuti Dorotea; ce li fa amare e odiare a suo piacimento, ci fa rallegrare e soffrire con loro come se si fosse lì accanto a lei nel preciso istante in cui li sta vivendo e presentando a noi.

L’io narrante in prima persona è particolare e ricercato perché, come detto, è una lettera indirizzata a Marcello ma che colpisce intimamente chi la legge. Sembra quasi che in taluni momenti Dorotea stia parlando con il lettore e che proprio a lui stia ponendo domande, oltre che a Marcello o a se stessa.

La lettura è intima e la vicinanza con i personaggi, anche i più collaterali, è palpabile, quasi fisica; è vero, io sono una persona sensibile ed empatica, ma ciò che è riuscita a creare la scrittrice in alcuni particolari momenti è stato qualcosa di magico. Mi sono commossa con lei; il suo vissuto e le sue speranze sono diventati anche un po’ i miei; l’immedesimazione indotta e volutamente ricercata dall’autrice colpisce senza lasciar tracce evidenti se non nel proprio animo.

In modo sapiente ed evocativo sono descritte anche le ambientazioni, dettagliate come una fotografia, che danno al lettore l’esatta dimensione di dove si è e cosa si percepisce: sembra di sentire il profumo della primavera nell’aria, il suono dolce dello sciabordio delle onde, il rumore sordo di un terremoto, l’immobilità fisica e soprattutto mentale che ne consegue nell’immediato e induce a reazioni che propendono nel futuro, in un secondo momento.

Anche il periodo storico che fa da ponte tra le due protagoniste è descritto in modo chiaro e preciso. I richiami particolari che l’autrice fa aiutano chi legge a vivere quei periodi in modo nuovo, se non si era ancora nati, e in modo diverso se li si è vissuti.

Le due crisi vissute dalla protagonista e le due vite che si è ripromessa di vivere ci accompagnano nella lettura, aprono a vita nuova. Ciò che lei vuole farci arrivare perviene con tutta la desolazione che ogni nuovo inizio porta con sé. La frustrazione per ciò che si è ma non si desidera essere, il senso di colpa per la mancata presenza cruciale in un momento particolare, la nostalgia per chi non c’è più ma vive nei propri ricordi e il salto senza paracadute sono emozioni che trafiggono chi legge, trasportandolo verso pensieri e luoghi mai si sarebbe aspettato.

Per Dorotea la presenza di Celeste è stata importante perché le ha insegnato a non rinunciare mai ai suoi sogni, e a non perdere il sorriso nonostante le difficoltà. Grazie a Marcello, invece, ha saputo trovare il coraggio di ribellarsi e spiegare le ali verso il futuro che ha sempre desiderato e fugato, imprigionata dai cliché che la vita le imponeva.

La scrittura, odiata e infine amata, è stato lo strumento di cura per Dorotea, come per l’autrice, e l’ha salvata da un futuro che non era il suo; è stato un cammino non scevro di sofferenze e il tempo necessario a lei è stato lo stesso necessario a me per comprendere e comprenderla.

Il ritmo è volutamente lento per far assimilare la miriade di input che arriva, ma non stanca, anzi aiuta e accompagna alla conoscenza, e quei pochi refusi qua e là si perdono nell’oceano di emozioni che arriva al lettore.

“Amare è perdonare, anche se costa sacrificio” scrive Marcello nel suo diario e Dorotea lo ha imparato bene; perdonare e accettare l’ineluttabile è segno di maturità e capacità di affrontare il futuro, è superare la paura per vincere la vita, come le hanno insegnato i suoi genitori. E’ quell’essere pronti a ciò per cui si crede di non essere mai pronti che travolge e sconvolge quello che siamo e che saremo. I momenti di difficoltà e incertezza nel futuro, la paura di non essere come vorremmo e di non esserci più, donano la consapevolezza di ciò che si vuole davvero, inducono cambiamenti di comportamento, costringono a dare il giusto valore alle persone e ai propri sogni.

E’ stato difficile, per me, trovarmi a presentare questo romanzo perché è capitato in un mio momento spartiacque che non avevo saputo riconoscere. Mi sono ritrovata coinvolta in prima persona a frugare dentro me stessa attraverso le emozioni di qualcun altro e, tramite questo estraneo, mi sono riscoperta cambiata nel mio essere e nei miei comportamenti verso il prossimo e la vita.  Ho sorriso e pianto con Dorotea, con lei ho preso coscienza di chi sono ora e fatto pace con l’Alessia di oggi che, per certi versi, non si piace perché persa nei flutti di un mare che non riconosce ma che, però, è riuscita a guardarsi con occhi propri e iniziare il cammino verso un futuro più suo.

“Un vero scrittore non ama scrivere, anzi lo detesta, ma non può farne a meno” dice Dorotea…riconoscere per riconoscersi e guardare avanti con le consapevolezze del passato.

 “Scrivi” dice Marcello a Dorotea…

…“Leggete” dico io a voi perché questo libro è un vero e proprio inno alla vita e al non sprecarla rinunciando ai propri sogni.

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