Le interviste di Sogni di Carta – Daniela Tresconi

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.”

(RITA LEVI-MONTALCINI)

 

Donna: una parola apparentemente semplice, ma che racchiude dentro se un’infinità di sfumature.

Esser donna è complicato: lo è sempre stato.

Tante sono le donne che si sono ribellate, che hanno lottato e spesso, sacrificato la loro vita, per ottenere diritti, portare avanti ideali o seguire passioni che erano esclusivi del sesso forte: degli uomini.

Tanta strada è stata fatta, ma tanta, tantissima è ancora da fare.

Ogni donna ha il dovere di dire la sua, ma, una voce sola, per quanto alta sia, sarà sempre una voce debole…unendo tutte le voci però in un unico, coraggioso urlo, ecco che sarà impossibile non udire e sarà impossibile restare indifferenti.

Donne che si unisco per raggiungere un obbiettivo comune.

Donne che raccontano le vite di altre donne, sconosciute, sole, dimenticate.

Donne coraggiose!

Ho avuto l’onore di incontrare una Donna, sul percorso della mia vita, che ha saputo dare una voce a tutte quelle donne, dimenticate, a quelle che sono state punite per il loro coraggio e a quelle che, sono state cancellate.

Energica, grintosa e determinata: lei è Daniela Tresconi e io, ho avuto il piacere di intervistarla per voi.

 

D: Ciao benvenuta! Iniziamo con la domanda canonica: Chi è Daniela nella vita di tutti i giorni?

R: Mi piace pensare di essere prima di tutto una persona felice, ho una bella famiglia, un lavoro e riesco ad inseguire i miei sogni. Lavoro in un ente pubblico, collaboro con il Magazine L’Ordinario e con il quotidiano Il Secolo XIX, leggo e scrivo da sempre. Vivo intensamente la mia vita, soprattutto dopo che ho scoperto di non essere invincibile e che basta un nulla per portartela via.

D:Giornalista e autrice di numerosi romanzi: Quando è nata in te la necessità di scrivere e di raccontare storie?

R:Ho sempre scritto, mi ricordo le feste di Natale con i cugini o le vacanze estive dalla nonna e mi rivedo a scrivere copioni per recite improvvisate. Poi è arrivato lo scrivere per lavoro, l’ufficio stampa, i comunicati ma probabilmente solo quella dimensione mi stava stretta e così mi sono lanciata nella scrittura per passione, per liberare le emozioni e per trasmettere messaggi e sentimenti.

D:Da romanzi storici al thriller, dal fantasy fino  ai  libri per bambini: un’autrice poliedrica, in grado di scrivere diversi generi senza difficoltà.  Da dove trai ispirazione per i tuoi scritti?

R: a tutto quello che mi circonda, dalle persone che incontro, dai luoghi che vedo, da quello che leggo. Mi piace pensare che siano i personaggi stessi a bussare nella mia mente per chiedermi di raccontare la loro storia. Spesso penso di essere solo il tramite per dare voce a figure che pensiamo non esistano per che in realtà sono reali, chissà dove ma ci sono.

D: Ho avuto il piacere di passare del tempo in tua compagnia in diverse fiere ed eventi e l’energia che sprigioni è una scarica di positività incredibile per chi ti sta a fianco.  Quanto il tuo inesauribile ottimismo ti è stato utile nella vita al fine di raggiungere i tuoi obbiettivi?

R: Ho fallito e inciampato non so quante volte, spesso ho pensato di non farcela. Ho compreso che ogni cosa che mi capitava non era casuale, anche i macigni più grandi che ho trovato lungo il percorso mi hanno insegnato qualcosa, non fosse altro che dovevo cambiare strada. Quello che non ho mai perso è stato il sorriso, dico sempre che il sorriso è il vestito più bello che ho. E’ vero non mi risolve i problemi ma almeno mi fa apparire più bella.

D: Una donna forte, energica, che sa quello che vuole e anche come prenderselo, cosi come le donne dei tuoi romanzi: qual è il ruolo delle figure femminili nei tuoi libri?

R: Le donne sono sempre al centro delle mie narrazioni, anzi direi che sono al centro della vita stessa. Sono donne che non esistono ma che rappresentano quell’immaginario collettivo femminile: madri, figlie, amanti, moglie. Donne a cui la vita ha tolto molto ma che non smettono mai di combattere e di lottare per quello che vogliono. Sognatrici appassionate, scaltre investigatrici, amorevoli creature. Racchiudono in sé un pezzetto di ciascuna di noi, siano protagoniste del passato o del presente, un fil rouge ci unisce tutte insieme e così non sarà improbabile immaginare di averle incontrare durante un viaggio sul bus o visitando un antico castello.

D: Parliamo del tuo romanzo “LA LINEA DEL DESTINO”: Tre donne, tre generazioni diverse, tre destini che si incrociano. Le protagoniste di questo libro, nonostante i loro cammini separati, uniscono le loro forze al fine di raggiungere un obbiettivo comune. L’unione fa la forza insomma, ma nella vita reale è possibile una tale “sorellanza”?

R: Donne molto intelligenti possono raggiungere obiettivi fantastici, senza prevaricazioni e senza manie di protagonismo, così semplicemente facendo squadra per un obiettivo comune. Per esperienza personale posso confermare che una «sorellanza» di questo tipo è possibile. Ho la fortuna di far parte di un gruppo di colleghe/amiche che rappresenta tutto questo: siamo il sostegno una dell’altra nei momenti di difficoltà e condividiamo le gioie di ciascuna di noi. Il successo di una è il successo di tutte. La mia vita è più piena grazie a loro.

D: In un’epoca in cui le donne hanno ottenuto tanto, ma non abbastanza, in un periodo storico in cui ancora si fatica a riconoscere alle donne la libertà di scelta sul proprio corpo e sulla propria vita, in un momento in cui le donne vengono ancora vissute come proprietà di qualcuno e non come singolo pensante: quanto è importante scrivere romanzi con protagoniste femminili forti, capaci di risollevarsi e di ribellarsi, donne vere con tutte le loro  fragilità e i loro dubbi, al fine di educare la società?

R: Ci si deve provare, sono felice quando a leggere i miei romanzi sono gli uomini e quando colgono le particolarità delle mie donne. Purtroppo non è semplice, la storia cambia per non cambiare mai e ancora oggi troppe donne sono costrette a gridare «Io esisto» come la mia giovane Amelia. Sono passati i secoli ma sono ancora troppe le donne invisibili.

D: Donne che collaborano in perfetta sinergia.

In occasione del Salone del Libro di Torino è uscito il tuo romanzo “IL SIGILLO DELLE CENTO CHIAVI” e questo romanzo rispecchia a pieno il tuo pensiero di unione femminile poiché, a collaborare con te, almeno altre tre donne: vuoi parlarci di questo progetto?

R: Prima di tutto la mia Casa Editrice Panesi Edizioni, guidata da Annalisa Panesi, giovane e dinamica, senza troppi grilli per la testa e con i piedi per terra, facciamo passi piccoli ma davanti abbiamo obiettivi grandi. Poi Tatiana Sabina Meloni che ha realizzato la cover del romanzo, è stato semplice confrontarci e riconoscerci in quello che volevamo ottenere. Ultima ma non ultima nel mio cuore, Elena Galati Giordano che ha realizzato i disegni che impreziosiscono le pagine del romanzo. Poche frasi tratte dalle pagine del libro e i personaggi sono usciti dalla sua matita con precisione. Appena li ho visti confesso di essermi emozionata, eccoli lì, lo sapevo, esistevano realmente.

D: “Il sigillo delle cento chiavi “ è un thriller ricco di mistero, con ambientazione storica, che rimanda alla tua passione per la storia, l’arte e al forte legame con la tua terra, sempre presente all’interno dei tuoi scritti. Quanto la tua regione è stata d’ispirazione per te?

R:La Liguria è una terra difficile, i liguri sono difficili, costretti a strappare al mare e alla montagna quello che serve per vivere. Eppure in questa sua asperità, ogni luogo nasconde tesori speciali, leggende misteriose, figure magiche. Basta rimanere un attimo in silenzio e tutto appare, in modo nitido. Sono profondamente legata alla mia terra e alla storia dei miei luoghi e sono più che convinta che non sia necessario essere una città famosa per avere qualcosa da raccontare.

D: Ci sono nuovi progetti nel futuro?

R: Ce ne sono moltissimi, primo fra tutti un grande evento da realizzare insieme agli amici di NpsEdizioni, Nati per Scrivere e l’Ordinario, il prossimo anno a Lucca. Si chiamerà Lucca Città di Carta e racchiuderà in sé editoria, fumetti e tutto quello che ruota intorno alla carta. Poi mi piacerebbe fare qualcosa per il sociale, come raccogliere le interviste di donne che hanno subito violenze e dare voce al loro dolore ed infine sto progettando, insieme a alcune amiche, per  un evento di beneficienza per l’autunno, dedicato a tutte le donne che sono state operate di tumore al seno.

Grazie per aver concesso il tuo tempo a me e ai lettori di Sogni di Carta e per averci regalato un pizzico della tua incontenibile energia.

Grazie a voi!

 

Vi lascio i link per trovare Daniela sui social e per acquistare i suoi romanzi:

 

instagram @danielatresconi
A me non resta che ringraziarvi e augurarvi Buona Lettura!
Vi aspetto alla prossima intervista.
Un abbraccio
Elena
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Le interviste di Sogni di Carta – Filippo Mammoli

“Nella vita non bisogna mai rassegnarsiarrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.” 

Rita Levi Montalcini

 

Le parole hanno un potere incredibile.

Se utilizzate con maestria al fine di raccontare una storia controversa e forte poi, il loro potere aumenta in maniera esponenziale, divenendo un mezzo utile a smuovere la coscienza di molti, in grado di scatenare una tempesta emotiva e di innescare l’arma più potente a disposizione degli esseri umani: il pensiero.

Ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino persone che mi hanno arricchito, regalandomi, attraverso i loro scritti, insegnamenti importanti ed emozioni travolgenti.

Tra questi, un autore coraggioso, che ha da poco fatto il suo debutto nel mondo dell’editoria e che con le parole del suo romanzo è riuscito a conquistare e a sconvolgere tanti lettori.

Il sorriso ingenuo di un bambino, lo sguardo fiero di un guerriero, determinazione da vendere e l’anima ribelle.

Lui è Filippo Mammoli e io ho avuto l’onore e il piacere di intervistarlo per voi.

D: Ciao Filippo benvenuto!

Iniziamo con la domanda di rito: Chi è Filippo nella vita di tutti i giorni?

 R: Ciao a tutti!

Nella vita di tutti i giorni sono prima di tutto il padre di una figlia stupenda e il marito di una donna eccezionale dalle mille sfaccettature. Sono innamorato della vita e delle relazioni – quelle vere – con le persone che mi circondano. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi impegna e mi piace molto. Ho un bisogno quasi morboso di mettere tutto me stesso nelle cose che faccio per sentirmi realizzato e gratificato.

D: Lo spirito leggero di un bambino: giocherellone, allegro e sognatore.

La mente di un adulto: razionale, colto e professionale.

Due facce della stessa medaglia opposte ma complementari, questa è l’impressione che ho avuto di te dopo aver avuto l’immenso piacere di passare del tempo in tua compagnia.

Ti riconosci in questa descrizione?

R: Direi che mi riconosco in pieno! La mia indole scherzosa viene fuori solo con le persone giuste, quelle con cui sento di potermi mostrare in un certo modo, senza paura di venir giudicato. Credo sia anche un meccanismo inconscio per accorciare le distanze e capire chi, tra le persone che mi circondano, ha la mia stessa simpatia, nel senso etimologico del comune sentire. Quanto al resto, ti ringrazio per il bellissimo complimento. La razionalità e la professionalità fanno parte anche della mia formazione da ingegnere, e riguardo alla cultura sono contento di sapere che potrò leggere e imparare per tutta la vita senza mai esaurire questo percorso.

D: Passiamo a parlare della tua passione per la scrittura: quando è nata in te l’esigenza di iniziare a scrivere?

 R: Ѐ iniziata abbastanza presto. All’età di vent’anni scrissi la mia prima poesia. Da allora ne ho scritte più di trenta. Alcune sono state premiate in concorsi letterari e pubblicate in antologie.

Il salto alla narrativa però è considerevole ed è avvenuto in parte per la convinzione di avere qualcosa da dire che potesse risultare interessante per gli altri, e in parte per una sorta di sfida con me stesso. Il filo conduttore della mia attività di autore è senz’altro rappresentato da una forte necessità di autoanalisi.  In pratica scrivo anche per risparmiare i soldi dello psicologo!

D: “OLTRE LA BARRIERA”, il tuo romanzo d’esordio con la casa editrice DZ Edizioni, ha fatto il suo debutto al Salone Internazionale del Libro di Torino, la fiera dell’editoria per eccellenza, quali sono state le emozioni che ti hanno accompagnato in questa avventura?

 R: Sono state emozioni fortissime e a volte contrastanti. Il primo approccio, l’ingresso dalla porta riservata agli operatori professionali e l’arrivo allo stand della DZ con il mio romanzo in bella vista, sono tutte sensazioni che mi hanno scosso, ma si sono esaurite in fretta. Da lì ho capito che iniziava una nuova avventura, insieme a persone eccezionali che conoscevo già in gran parte, e che avrebbe richiesto un’attenzione e uno sforzo diverso da quello di scrivere e inventare storie. Raccontare e raccontarsi alle persone che non ti hanno mai visto è un’esperienza molto intensa e appagante, necessita di spigliatezza e buona autostima. Sono convinto di avere molto da imparare e migliorare in questo campo, ma ho un paio di riferimenti in casa DZ che ho già preso a esempio, per cui mi sento tranquillo.

D: Ho riscontrato personalmente che il pubblico di lettori ha risposto con grande interesse al lancio del tuo romanzo, cosi come diversi book blogger che lo hanno recensito positivamente.

Ti aspettavi questo tipo di riscontro?

 R: A essere onesto ci speravo, ma non posso certo dire che me lo aspettassi. In realtà non sapevo proprio cosa aspettarmi, visto che per me rappresentava l’esordio assoluto. Credo che questo “battesimo del fuoco” nella più importante fiera libraria d’Italia non mi ha mai spaventato, anzi ero eccitato ed euforico come un bambino al suo primo giorno di scuola. Sapevo di poter contare sul mio entusiasmo, ma l’accoglienza di un romanzo è qualcosa di imponderabile, sono davvero troppi i fattori in gioco per poter azzardare qualsiasi previsione. Riguardo alle recensioni dei blogger penso di aver scritto qualcosa di intenso e coinvolgente, che magari può anche dividere, ma difficilmente può lasciare indifferenti.

D: “OLTRE LA BARRIERA” è un romanzo dal forte impatto emotivo; le tematiche trattate sono molto delicate e affrontarle necessita una buona dose di coraggio. Da dove hai tratto l’ispirazione per la scrittura di un testo così controverso e audace?

 R: Cerco di non cadere nella trappola della “captatio benevolentiae”. Ci sono idee che ho maturato e approfondito leggendo libri di scienziati e filosofi del calibro di Dawkins, Odifreddi, Eco, Dennett, Hofstadter e molti altri che mi appartengono in modo profondo e indelebile. La visione scientifica e razionale del mondo e della vita permea ogni mia azione e pensiero. Come Lorenzo Rossi, il protagonista di “Oltre la barriera”, ritengo che questa visione sia molto più ricca e appagante di quella religiosa basata su un pugno di idee preconcette e precostituite che affondano le radici nell’ignoranza di una civiltà prescientifica. Capire, come fa Lorenzo in uno dei capitoli conclusivi, che la vita è “inutile” in quanto totalmente fine a se stessa, la rende più preziosa anziché meno e più degna di essere vissuta in tutte le sue emozioni, senza il bisogno di alcuna prospettiva ultraterrena.

D: Il tuo protagonista si prodiga in spiegazioni dettagliate e minuziose di esperimenti e studi scientifici all’interno delle pagine del romanzo, questo denota una profonda conoscenza del tema da parte tua. Quanto è stato complicato per te descrivere determinati passaggi, rendendoli chiari e accessibili a qualsiasi tipo di lettore?

R: La mia conoscenza della fisica ha innanzitutto una base universitaria. La parte più descrittiva e filosofica della scienza l’ho comunque approfondita leggendo saggi di vario tipo. In questo romanzo ho lavorato molto per cercare il giusto livello di descrizione scientifica che non fosse superficiale o affrettato ma che non scendesse neppure in dettagli tecnici incomprensibili e non funzionali alla storia. Se ci sono riuscito, questo rappresenta per me un grande successo.

D: Uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato del tuo romanzo è la capacità di innescare un meccanismo di reazione nel lettore.

Il fruitore si trova di fronte ad un’ingiustizia dalla portata immensa e non si limita a provare empatia verso il protagonista, ma sente la necessità di intervenire, di fare qualcosa.

In un periodo storico fatto di “leoni da tastiera” che poi, restano molto spesso inermi a guardare di fronte a soprusi e violenze, quanto pensi sia importante scrivere storie in grado di smuovere le coscienze dei lettori al fine di avere una società pensante?

R: Penso sia importantissimo, anzi fondamentale, avere il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni in tutti i campi della società civile. Con questo voglio subito sgombrare il campo da un possibile equivoco: non ho la pretesa né la presunzione di condizionare o convertire nessuno. Scrivo le storie che sento con personaggi che possano condividere, o magari avversare, temi per me significativi. Quello che ritengo irrinunciabile è la capacità di raccontare qualcosa di vero, di autentico e non storie edulcorate che risultano da una sorta di media aritmetica tra le varie mode e tendenze del momento. Mi riferisco sia alle scelte stilistiche che a quelle tematiche. Ammiro sempre chi osa, chi ha il coraggio (come Lorenzo) di spingersi in territori inesplorati.

D: Lorenzo, il protagonista di “Oltre la Barriera”, affronta la morte guardandola dritta negli occhi, senza mai indietreggiare di un passo e mantenendo salde le sue posizioni e le sue ideologie.

Quanto Filippo è simile a Lorenzo?

 R: Lorenzo mi assomiglia molto, soprattutto per le convinzioni e per l’inflessibilità con cui le sposa senza rinnegarle anche di fronte alla morte. Credo però, di aver proiettato su di lui anche qualche virtù di cui io sono sprovvisto e che proprio per questo ammiro in modo particolare. Mi riferisco alla calma che riesce a mantenere quasi sempre, in condizioni oggettivamente disperate e senza prospettiva davanti a sé. Sono anche convinto di avere molta più paura della morte rispetto a Lorenzo e di aver tentato di esorcizzarla scrivendo questo romanzo.

D: Qualche novità in vista? Avremo il piacere di leggere qualcosa di nuovo a breve?

R: A breve, credo entro l’estate, dovrebbe uscire un romanzo di genere diverso, con un’altra casa editrice, la Jolly Roger edizioni. Si tratta di un giallo poliziesco con connotazioni di ironia e di sensibilità diverse nei personaggi che tessono le fila di storie separate che si intrecciano.

Per l’inizio del prossimo anno è prevista invece la pubblicazione di una raccolta di racconti con la Dark Zone. Sono racconti noir, storie di vita verosimili dei nostri giorni. Sogni, visioni, paure e ansie da psicanalisi che raccontano un mondo malato in cui emerge la capacità umana di non perdersi, nonostante tutto.

D: Grazie per il tempo concesso a me e ai lettori di Sogni di Carta, per il tuo sorriso e per la tua gentilezza.

R: Ringrazio te, Elena, per avermi concesso questa stupenda opportunità di parlare di me, ma soprattutto del mio romanzo, e invio un grandissimo saluto a tutti i lettori!

 

Ecco i contatti e i link di acquisto di Filippo.

 

e-mail:                                 filippo.mammoli@libero.it

Pagina Facebook:            https://www.facebook.com/FilippoMammoliAutore/

Instagram:                         filippomammoli

 

Link acquisto

http://www.dark-zone.it/prodotto/oltre-la-barriera/?fbclid=IwAR1wv3PlhslgjV4h_ilrIEt9meTQOhurH17V0CE6_UaDvtxRi8VCbg1kZUg

 

A me non resta che salutarvi e augurarvi buona lettura!

Un abbraccio

Elena

 

 

 

 

 

 

 

Le interviste di Sogni di Carta – Donatella Ceglia

La cosa più difficile nella vita? Essere se stessi. E avere carattere a sufficienza per restarlo.

Georges Brassens

Non è mai facile essere se stessi senza cedere alla paura di esser giudicati.

Serve una buona dose di coraggio e di determinazione per dire sempre quello che si pensa e per uscire allo scoperto senza maschere.

Tante sono le persone che per timore di non essere all’altezza, di non riuscire a sostenere il peso dell’opinione altrui, decidono di desistere chiudendosi dietro uno spesso muro protettivo. Prestando la giusta attenzione e guardando attraverso le crepe tra i mattoni, si potranno vedere filtrare flebili raggi di luce, rari coraggiosi e unici.

Essi timidamente, nascondendosi dietro lunghi capelli rossi che ricadono sul viso e grossi occhiali sul naso,cercheranno attraverso l’uso delle parole scritte di dire la loro, di far emergere loro stessi e di lasciare un messaggio intenso e profondo nel cuore dei lettori.

Non è facile essere un “raggio di luce”, serve tanto, tantissimo coraggio e l’ospite di oggi ne ha da vendere.

Lei è timidissima, la sua dolcezza è disarmante ma ha la determinazione di un leone, io ho avuto l’onore di conoscerla e di intervistarla per voi….signori e signore, Donatella Ceglia!

D: Ciao, benvenuta! Iniziamo con le domande semplici:

Chi è Donatella nella vita di tutti i giorni?

R: Ciao a tutti!

Probabilmente è una risposta banale, ma la scrittura è davvero la mia vita e lì sono Donatella – Donnie, anzi – al massimo della mia sincerità.

Il mio lavoro, le attività che riempiono le ore per dovere o per piacere, sono una piccola parte della mia esistenza. Il grosso delle mie energie vitali è dedicato alla scrittura, alle mie passioni (l’arte, la lettura, il teatro, ma anche le serie e i videogiochi) e alle persone che amo.

D: Lettrice, disegnatrice e scrittrice, ne deduco che ami l’arte in qualsiasi forma essa si esprima. Sbaglio?

R: No, non sbagli. La creatività mi ha fatta evadere da momenti difficili della mia vita e penso di esserne diventata dipendente, soprattutto quando esplora le passioni dell’uomo, la sua carnalità, i suoi meccanismi segreti.

Amo l’arte contemporanea, mi piace andare a teatro, adoro perdermi in una serie tv o fra le pagine di un libro. Trovo che tutte queste forme d’arte abbiano molto più in comune di quanto non si creda: c’è una persona e quella persona ha un’idea in grado di stimolare altre persone, di emozionarle, di farle riflettere.

D: Quali generi letterari e quali autori hanno accompagnato la tua crescita, fino alla scrittura?

R: Leggo davvero di tutto e questo è un problema per la mia libreria e per il mio portafoglio.

L’unico requisito è che i personaggi siano reali, siano fatti di desideri e paure, di pulsioni e repressioni, di amore e di odio.

Ho iniziato a leggere con i libri de Il battello a vapore, poi sono passata a Harry Potter – che ha reso la lettura una passione e non più un passatempo – e in adolescenza ho iniziato a innamorarmi dei classici e della narrativa in generale, senza evitare la letteratura di genere che condividevo con le amiche del tempo.

Non saprei quali autori scegliere come riferimento, è davvero una di quelle domande in grado di mettermi in difficoltà. Ci sono Calvino, Mann, Svevo, Márquez e, più di recente, Cunningham ed Eleonora Caruso. Continuando a leggere, la lista di ispirazioni continua ad allungarsi. Per non parlare di quanto mi ispirino altri emergenti, autori giovani che conosco e stimo.

D: Ti definisci “scrittrice involontaria”, una descrizione che mi ha fatto sorridere e ha stuzzicato la mia innata curiosità. Vuoi spiegarci da dove nasce questa tua percezione di te stessa come scrittrice?

R:Sono cresciuta in un ambiente stimolante dal punto di vista creativo e rifarmi a certi mezzi di espressione per veicolare le mie emozioni e i miei pensieri è stato naturale. Se quando siamo bambini vediamo adulti che scrivono, che dipingono, che leggono, per noi quella sarà la norma. Ho iniziato a scrivere e disegnare molto presto, ma sono due strade che richiedono studio e allenamento continuo. Quindi sì, sono finita a farlo involontariamente, ma ho continuato con volontà e convinzione. Come si dice? Perseverare è diabolico?

D: Ho avuto il piacere di leggere entrambe i tuoi scritti e li ho apprezzati per la loro crudele sincerità.

“ Macerie Umane” è stata la tua prima pubblicazione, una raccolta di racconti che parlano della fragilità umana.

Come è nata l’idea di un testo cosi particolare?

R: Quei racconti sono il prodotto finale dei miei anni sul web. Li ho scritti in un ampio arco di tempo, li ho pubblicati di volta in volta online e ho ascoltato i pareri di sconosciuti che non si sarebbero fatti problemi a criticare. Quella delle pubblicazioni gratuite online sulle varie piattaforme che lo permettono è stata un’esperienza bellissima per me, che mi ha fatta crescere e mi ha insegnato le regole del mettersi in gioco.

Ma volevo fare anche esperienze diverse, crescere come scribacchina, fare piccoli passetti timidi in altre direzioni. Così ho raccolto il risultato di quell’esperienza, l’ho aggiustato e modificato, e ne è venuto fuori “Macerie Umane”. Da quel momento ho smesso di mettere le mie storie originali online gratuitamente per limitarmi alle fanfiction (una valvola di sfogo che non credo abbandonerò mai).

D: La tua seconda pubblicazione è un romanzo breve: “Denti e ossa, carne e sangue”

Un romanzo difficile, duro, complesso.

Vuoi parlarcene?

R:Quella di Lorenzo e Damiano è una storia che mi abitava da tempo. In una sua forma embrionale l’ho scritta che avevo diciotto anni, ma – come molte mie idee – l’ho dovuta lasciare a fermentare per trovare la giusta chiave per interpretarla e raccontarla. Non volevo fosse romantica, non volevo avesse una morale, non volevo lasciasse speranza.

Damiano e Lorenzo protagonisti di “Denti ossa, carne e sangue” – Illustrazioni di Donatella Ceglia

Tutto quello che scrivo nasce dal desiderio di vedere una certa storia, di trovare qualcosa che in giro, come lettrice, non ho ancora trovato. Qui volevo dei personaggi negativi e volevo che non avessero redenzione per le loro azioni. Per questo si sa dall’inizio che c’è stato un omicidio e chi è il colpevole: non mi interessava che la storia svelasse quel mistero (né sono in grado di scrivere un giallo, onestamente), ma che esplorasse l’orrore che si nasconde dietro le apparenti “normalità” a cui siamo tanto affezionati.

D: Le storie che racconti sono molto dure sotto tanti aspetti, in particolare in “Denti ossa, carne e sangue”, parli di un rapporto malato, corroso, morboso. Si riesce a mantenere un certo distacco quando si scrivono vicende del genere? Come hai vissuto la stesura del tuo romanzo sotto questo punto di vista?

R: Non riesco mai a mantenermi distaccata dalle mie storie. So che ci sono autori molto clinici, in grado di scrivere benissimo senza versare una lacrima o provare sulla loro pelle le emozioni dei personaggi, ma io non riesco. Anzi, se non mi sto emozionando vuol dire che sto scrivendo male. La parte razionale la lascio alle revisioni; le mie prime bozze sono fatte di lacrime e sangue.

Per “Denti e ossa, carne e sangue” non è stato diverso. Ho scritto tutta la storia seduta sul bordo della sedia, mi sono mangiata le unghie (cosa che non faccio mai) e quando ho finito ho tirato un lungo sospiro di sollievo. Quei due erano andati, li avevo esorcizzati ed erano finiti sulla pagina. Ero libera dalla loro tossica presenza.

So che suona eccessivamente drammatico, ma spero che leggendo si possa immaginare quanto sia difficile avere Lorenzo e Damiano chiusi in testa.

D: Sei una ragazza molto giovane ma leggendoti si denota una maturità rara per la tua età.

A cosa è dovuta la scelta di raccontare tematiche cosi difficili?

Hai capito subito che la tua strada era questa?

R:Il mio primo racconto finito su carta (perché nella mia mente ho sempre immaginato storie) riguardava due migliori amici. Avevano entrambi una situazione familiare difficile e finivano per farsi forza a vicenda. Era di un’ingenuità che adesso mi fa sorridere, ma avevo dodici anni o poco più e stavo cercando di affrontare reali situazioni complicate.

Non credo di aver mai scritto una storia priva di elementi difficili, anche solo per esorcizzare le paure che credevo solo mie e che poi, scrivendo e leggendo, ho imparato essere di molti. Sono le storie che valgono la pena, per me, che ripagano dallo sforzo di tirarle fuori e trasformarle in parole. Sono anche quelle che cerco da lettrice e che mi restano dentro più a lungo quando finalmente le trovo.

Ecco, per me una storia deve passare dallo stomaco e risalire alla testa. Se le mie storie ci riescono, allora so di aver fatto un buon lavoro.

D: La scelta di scrivere storie con tematiche cosi forti è molto coraggiosa, ammirevole direi, poiché si corre il rischio di non essere compresi o addirittura criticati.

Quanto è difficile per te come autrice rapportarti con i lettori?

R: Sarebbe ipocrita scrivere di certe tematiche e poi stupirsi se la gente si sconvolge. All’inizio, quando i primi commenti sono arrivati, ero preoccupata e ho temuto fosse “troppo”. Poi ho preso un bel respiro, mi sono ricordata di aver messo un bel disclaimer apposta per i lettori più sensibili e mi sono goduta il viaggio della pubblicazione.

Ci sono state critiche, fanno parte del gioco, ma ho imparato a elaborare la delusione di non arrivare a tutti. Alcuni appunti sono utili a crescere, altri sono tralasciabili, ma la mia esperienza con i lettori è in gran parte positiva: ho conosciuto persone fantastiche grazie ai miei due libricini, gente che mi ha letta e mi ha contattata per condividere pensieri e sensazioni, persone che si sono prese il tempo di recensire (come voi, che mi avete commosso) e altri scrittori con cui ho finito per fare comunità.

 D: Cosa bolle in pentola? Ci sono nuovi progetti in corso?

R: Ho sempre troppi progetti per le mani. Al momento mi sto concentrando su una storia che ha scherzosamente il nome di “progetto zero” e che solo l’altro giorno ha trovato un suo possibile titolo. Ha avuto anche lui una genesi tormentata, tratta anche lui temi delicati (anche se non scabrosi quanto “Denti e ossa, carne e sangue”), è tutto ambientato in un appartamento e ha un tema di fondo che volevo esplorare da tempo: che in alcune relazioni si fanno così tanti compromessi per paura di perdere gli altri da perdere, invece, se stessi.

Con questa storia vorrei esplorare altri mondi, come quello dell’editoria tradizionale, e sto approfittando del momento della stesura per informarmi e guardarmi attorno con attenzione. Spero vorrete tenere le dita incrociate per me.

D: Puoi starne certa! 

Grazie per il tempo che hai dedicato a me e ai lettori di Sogni di Carta e per la tua infinita cordialità!

R: Grazie per queste domande interessanti e per lo spazio che mi avete dedicato

 

Ecco i contatti e i link d’acquisto di Donatella

https://www.facebook.com/donniescrive/

 

A me non resta che salutarvi, vi aspetto alla prossima intervista!

Un abbraccio

Elena

Le interviste di Sogni di Carta – Jordan River

“E allora tanto vale star qui, attendere, e guardare la collina.
È così bella”.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Alcuni autori hanno la capacità di arrivare al punto in poche righe. Altri, invece, imboccano il lettore un poco alla volta, lasciando gocciolare la verità su quell’essere vivo che è la curiosità di chi legge, affamato e sazio allo stesso tempo.
Jordan River appartiene quest’ultima categoria, perché nel suo “Daanan” niente è come appare e tutto, invece, può essere: l’eventualità che l’oscurità celi altre ombre è sempre tanta, ma questo non sminuisce la potenza della luce e la sua rinomata fedeltà alle forze del bene. Eppure, per Jordan River, nulla è come sembra e tra le terre di Daanan, tutto può succedere.
Tanta umiltà, nuova consapevolezza e un testardo impegno: per Sogni di Carta e Altre Storie, il garbato Jordan River.

D: Ciao Jordan. Benvenuto!

R: Ciao a tutti e grazie dell’ospitalità!

D: Dopo poco più di un anno dall’uscita del primo volume, “Daanan – Il coraggio degli Uomini” è sul mercato: quali emozioni suscitano in te quei due libri, vicini e sullo stesso scaffale?

Cover di Venditti Antonello

R: Ci riflettevo proprio oggi, ho passato lo sguardo sulla libreria e li ho notati in mezzo a volumi ben più blasonati. Devo dire che il colpo d’occhio ha fatto un certo effetto. Probabilmente il dorsetto dei due colori rende molto bene e mi ha strappato un sorriso.
Dai, sono belli da vedere.

D: Per te, la pubblicazione dei primi due volumi della saga di “Daanan” rappresenta più un risultato del lavoro passato, quindi un riconoscimento, o uno stimolo per il futuro?

R: Diciamo che è al tempo stesso il coronamento di un progetto iniziato tanto tempo addietro e uno stimolo per il futuro. Detta come va detta, darei più importanza alla realizzazione di un progetto, rispetto allo stimolo per il futuro. Per quest’ultimo molto dipende dal successo dell’opera in sé: se non piace, significa che qualcosa non va.
L’avvenuta pubblicazione, invece, è sicuramente qualcosa che va a soddisfare uno dei motivi per i quali mi sono interessato al mondo della piccola e media editoria. Una vera scoperta della quale non smetto di stupirmi ogni giorno.

D: Le dediche, i ringraziamenti, lo scritto: tutto suggerisce un’evoluzione di Jordan River, come uomo e come autore. Quanto hanno influito le conoscenze e le esperienze di condivisione sulla tua maturazione personale? E soprattutto, credi che il sodalizio artistico con Stefano Mancini, Antonello Venditti e la DarkZone, rispettivamente editor, illustratore ed editore di “Daanan”, abbia favorito la tua crescita?

R: Senza condivisione credo non mi troverei mai dove sarei ora. Condividere mi ha dato modo di cogliere i miei evidenti limiti letterari e dare l’inizio al lavoro su di essi. L’incontro con la casa editrice Dark Zone, nella figura di Francesca Pace, è stato determinante in questo.
Stefano è stato un mentore paziente e meticoloso, che mi ha dato preziosi suggerimenti nello sviluppo dei due volumi. Da Francesca e Stefano è nata l’idea di suddividere il mio manoscritto in due parti, per non dover tagliare troppo la trama e mantenerne il costrutto.
Antonello… beh, lui è stata una scoperta. Ne avevo già apprezzato le opere del suo portfolio, ma lavoraci assieme è un altro discorso. Non si tratta solo di professionalità. Si tratta di talento, applicazione, passione, tutto raccolto in una persona estremamente umana. Cogliere in poche parole i particolari e renderli su tela è un prodigio per pochi.
Ho lavorato molto sul secondo volume, spero si possa vedere una differenza sostanziale rispetto al primo. Chissà…

D: Il secondo volume di una saga corrisponde alla rinnovata possibilità per l’autore di mostrare il proprio lavoro nella sua interezza. “Daanan” nasce come ambientazione per Gdr(gioco di ruolo)  si tratta di un progetto caratterizzato e assai ricco: infatti, “Il destino degli Uomini” ha avuto una valenza quasi introduttiva. Cosa troverà il lettore ne “Il coraggio degli Uomini”?

R: Data la suddivisione in due volumi del manoscritto principale, nel secondo volume si troveranno molta più azione, il dipanarsi di misteri e intrighi, entra in scena la magia e si arriva all’acme del destino degli Uomini, sempre più in bilico. Per gli amanti dei combattimenti, anche corali, credo ci sarà materiale sul quale divertirsi.

D: Considerando l’origine del “Progetto Daanan”, sarà possibile vedere le vicende che coinvolgono Lilith, Ryan, Sirio e tutti gli altri, rappresentate in altri modi? Magari, proprio in un Gdr…

R: Quel progetto non è mai veramente tramontato, anzi proprio recentemente è tornato a riaffacciarsi sulla scena.

Io e il mio collega Gabriele Russo, che si è preso cura della parte grafica del progetto iniziale, stiamo lavorando a qualcosa che possa permettere agli amanti della saga di “vivere” l’ambientazione attraverso un gdr cartaceo.
Sarà strutturato in pdf liberamente scaricabili e con materiale che verrà man mano reso disponibile per ampliare ambientazione e possibilità di gioco.

Io penserò a stilare i testi, Gabriele darà al tutto un apporto incredibile con la sua abilità grafica di rendere luoghi, personaggi, scorci, panoramiche.
Abbiamo deciso di mantenere il sistema di gioco molto basilare, per focalizzarsi sul giocare e divertirsi più che stare attenti ad applicare regole e regolette. Gioco di ruolo interpretativo piuttosto del gioco di ruolo fantasy classico.

D: “Daanan” è racconto corale, dove i personaggi hanno una caratterizzazione profonda. Come sono ripartite fantasia e ispirazione nella costruzione dei tuoi personaggi?

Lilith – Illustrazione di Andrea Piera Laguzzi

R: Escludendo i personaggi creati dai “giocatori” che al tempo si dedicarono a realizzare l’embrione del gioco di ruolo, gli altri sono nati per conto loro. Nel senso che l’ambientazione di Daanan, una volta realizzata, ha preso vita da sola. Citando il buon Lorenzo Basilico in una nostra recente conversazione, Daanan è stato un mondo al quale è stato infuso il Soffio della Vita e ha iniziato a girare per conto proprio. Io mi sono limitato a osservare il tutto e ascoltare le Voci dei protagonisti che mi raccontavano le loro storie.
In ciascuno di essi c’è una miscela di esperienza, vissuto personale, anni e anni di letture di ogni genere e cultura musicale e cinematografica.

D: I lettori sono molto affezionati alle vicende e ai protagonisti del primo volume. Quanto ci sarà di familiare nel seguito de “Il destino degli Uomini”?

R: Direi tutto con l’inserimento di nuovi protagonisti che spero possano dare nuova linfa agli appassionati del genere. Ritroveranno alcuni dei personaggi del primo volume, che ovviamente procedono le loro storie, intrecciandole con i nuovi co-protagonisti.
Mi sento di citare, solo per affetto essendosi ritagliato un posto nel cuore con estrema naturalezza, un centauro. Il suo nome è Crepuscolo Dorato, un Guardiano di Radura Celata, la dimora avita della sua razza.
E’ un personaggio che unisce una pacata saggezza e una forza interiore fortissima. Non so, nato in sordina, ora la sua figura si erge possente sulla storia della Foresta Nordica.

D: La cover lascia intendere che ne “Il coraggio degli Uomini” ci sarà una componente fantasy superiore rispetto al primo capitolo della saga. Che rapporto hai con il mistero, la magia e il simbolismo e quanto di tutto questo fa parte di “Daanan”?

R: Tutto è mistero. Nel momento in cui decidiamo che “sappiamo” ogni cosa, perdiamo un pezzo di realtà. Perdiamo quel pezzo che ci permette di mantenere il dubbio, che ci permette di interrompere anche inconsapevolmente il contatto con la realtà e vivere il mistero. Si badi bene, non si parla di distaccarsi dalla realtà. Si parla di avere coscienza di essa accettandone anche l’imprescindibile parte inspiegabile, tutto ciò che esula dallo spiegabile razionale e scientifico. Significa accettare il fatto che ridurre tutto al puro raziocinio è arrogante esattamente quanto ricondurre al divino il motivo di ogni cosa.
Mistero, magia, simbolismo: tutto fa parte di Daanan. Nelle sue parti più evidenti e in quelle più nascoste, ogni aspetto è intriso di questi elementi. Lascio ai più pazienti ed appassionati il piacere di scoprirlo.

D: La tua produzione suggerisce una forte passione per il mondo dei Gdr e per quello fantasy: ci vuole uno spirito maniacale, “uno studio matto e disperatissimo”, per conciliare due universi paralleli così vasti. Come ci sei riuscito? Quanto tempo e impegno portano via le caratterizzazioni e le trame di “Daanan”?

R: Daanan è un’ambientazione che ha richiesto oltre dieci anni di maturazione, oltre che di lavoro. Sullo studio matto concordo: ho studiato, e non solo io. Ci siamo confrontati molto con gli altri per riuscire a dare a Daanan una struttura coerente ed evolutiva: una volta conclusa, doveva funzionare da sola. Cosa che ha fatto, peraltro, con una discreta indipendenza. Per me scrivere caratterizzazioni e trame ha richiesto il tempo fisico di osservare tutto questo e capire il chi, il cosa, il dove e il quando. Non accade nulla per caso su Daanan, il Destino ha uno straordinario senso dell’ironia e un senso del dramma che danno alla storia un piglio al tempo stesso epico eppure credibile.
Ho lavorato molto per studiare i particolari, il loro incastro, il rispetto dello spazio e del tempo, le motivazioni che muovono i Personaggi, principali e non. Sì, perchè persino l’ultima delle comparse, su Daanan, ha la sua valenza.
In questo io devo molto, moltissimo, ad alcuni autori che mi hanno dato insegnamenti preziosi: Howard Philip Lovecraft, Mrs. Agatha Christie, Isaac Asimov tra tutti. Ma anche il dottor Eco con le sue opere come Il Nome della Rosa, Il Pendolo di Focault e il Cimitero di Praga… Sono tutti interpreti di un aspetto letterario che mi affascina da sempre: grandi affreschi che non si perdono nella loro ampiezza, ma ogni singolo particolare ne forma un tassello con un esatto punto di incastro.

D: Il coraggio di non mollare e il coraggio di cambiare: quale dei due rappresenta di più Jordan River nel 2019?

R: Una non esclude l’altra.

Il coraggio di non mollare dona la fermezza nel perseguire i propri scopi.

Il coraggio di cambiare fornisce la spinta evolutiva a cercare nuovi orizzonti.
Non è facile.

Non lo è mai.
Ma è una delle vie da percorrere.

 

Info e contatti

https://www.facebook.com/Jordan.River.Scrittore/

https://www.amazon.it/Daanan-coraggio-degli-uomini-2/dp/889984562X/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=daanan&qid=1554125264&s=gateway&sr=8-3

 

 

A me non resta che ringraziare ancora Jordan per la disponibilità e il tempo dedicatoci.

Alla prossima intervista!

Un abbraccio

Elena

Le interviste di Sogni di Carta – Francesco Forestiere

“È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.”

(Socrate)

Sono sempre stata una grande lettrice e ho sempre amato  cercare gli autori sconosciuti, quelli che rimangono qualche passo indietro nonostante le capacità e che faticano ad emergere in mezzo a un mare di grossi nomi che spesso non meritano la fama.

Girando nel web alla ricerca di questi splendidi talenti nascosti, mi sono imbattuta in una pagina facebook e la mia attenzione è stata catalizzata da un brevissimo testo scritto su un’immagine.

Un testo fatto solo di 250 parole che è stato in grado di travolgermi e mi ha convinto a contattare l’autore di quei versi.

Completamente folle, determinato e caparbio, umile come pochissimi altri, il suo nome è Francesco Forestiere ed io ho avuto l’onore e il piacere di poterlo intervistare per voi.

D: Ciao Francesco, innanzi tutto grazie per aver accettato di essere messo sotto torchio.

Benvenuto.

R: Ciao Elena, credevo fosse una semplice intervista.

D:Iniziamo con una domanda semplice:

Chi è Francesco Forestiere nella vita di tutti i giorni?

R: Un burbero operaio edile di Messina, marito e padre di due stupendi bimbi. Appena messi a dormire, divento “L’autore che non sa scrivere”.

D: Hai preceduto la mia domanda.

Ti definisci “l’autore che non sa scrivere”: a cosa è dovuta questa definizione?

R: È la semplice verità, perché ogni volta che scrivo, cerco di imparare qualcosa di nuovo. E poi cercavo una frase d’effetto che facesse sorridere e al contempo creasse un dubbio. Sarà quel che scrivo a far ricredere il lettore e non quel che dico di me.

D: Ti ho conosciuto attraverso i tuoi #Only250Words, delle vere e proprie piccole perle di scrittura. Vuoi spiegare di cosa si tratta, come ti approcci alla loro scrittura e come è nata questa idea?

R: Gli #Only250Words sono la mutazione di un esercizio che svolgevamo nel forum in cui ho ricominciato il percorso di scrittura. Da un’immagine di partenza, scelta insieme a Jessica Hellskin, scriviamo storie in non oltre le 250 parole, titolo escluso; quasi ogni testo ha un sottofondo aiuto, come a voler guidare il lettore con il suo ausilio.  Oltre Jessica, ormai socia storica nei 250 parole, da qualche tempo si è unita anche Ilarya Morningstar Winchester. Ringrazio entrambe per il sostegno.

D: Scrivi spesso #Only250Words su commissione o meglio, capita di frequente che i tuoi lettori decidano di “regalarti” un’immagine a cui sono particolarmente legati chiedendoti di scriverci sopra una delle tue piccole perle. Io stessa ho ceduto alla tentazione dandoti una mia illustrazione alla quale hai saputo dare un’interpretazione impeccabile e oserei dire, qualche grammo di anima in più.

Raccontare gli altri è difficile? Come riesci a calarti nell’altro in modo così profondo?

Illustrazione di Elena Galati Giordano
#Only250Words su richiesta “Fino all’ultima piuma”

R: L’elenco completo è di 22 #Only250Words. I primi undici sono stati scritti quando facevo parte del forum e dei restanti undici, sei sono personali.

Raccontare gli altri è molto difficile: sono i dettagli, il non detto, a guidarmi mentre pongo quattro o cinque domande per capire cosa scrivere. Anche la richiesta di una canzone in cui si rispecchiano gioca un ruolo fondamentale. Il ricordo della prima volta ancora mi lascia quel misto fra il divertito e il confuso, un contatto su messenger mi invia una sua foto “Me lo scrivi un 250 parole?”, è Into the rain. Ogni #Only250Words ha lasciato stupefatto il suo richiedente. Inoltre ogni scritto diventa proprietà del richiedente, può farne ciò che vuole, ho solo una richiesta e una cortesia: la richiesta è poterlo inserire fra i miei scritti, mentre la cortesia è citarmi come autore del testo.

D: Parliamo ora di un altro hashtag che ti rappresenta quasi quanto il precedente: #PSBF Piccole Strane Belle Follie.

Brevissimi racconti di vita visti attraverso gli occhi di Morte, che tu chiami Lei/Lui.

Un’idea per l’appunto folle e molto originale, vuoi parlarcene?

R: Quando ho letto Morty l’apprendista di Pratchett sono rimasto incantato specialmente dalla sua MORTE: era da tempo che volevo scriverne, ma in modo molto leggero, folle e divertente, per l’appunto #PSBF.

Chiamarla Lei/Lui è un continuo dubbio su quale sia il suo sesso.

D: Cosa rappresentano i tuoi #PSBF?

R: Principalmente evasione. Uscire da schemi logici e scrivere quello che mi viene in testa da poterli far accadere. Il ricordo di tempi passati, un assistente tonto, prossimamente dovrebbe incontrarsi una piccina di nome Greta Thunberg…. ma non ditelo in giro è un’anteprima solo per voi.

Inoltre mi sto dedicando supportato da un team di esperti a una ricerca per trovare il giusto numero di personalità principali in un essere umano. Il team è all’avanguardia, non teme il duro lavoro, e i primi risultati iniziano a vedersi. Questi esperti hanno creato in autonomia un gruppo whatsapp chiamandolo “Il #Team dell’arancino”, vedremo cosa accadrà.

D: Team dell’arancino dici? Progetto curioso… 

Ora passiamo alle cose più complicate: “L’immemore”.

Vorrei fossi proprio tu a introdurlo ai lettori.

Illustrazione di Pamela Baudo

R: Per introdurlo bisogna però fare un passo indietro.

Al periodo storico, ossia il medioevo.

Al dirlo le persone pensano ai castelli, per ognuno di essi ci sono una infinità di strade buie.

Per ogni cavaliere, almeno dieci ladruncoli.

Per ogni sfarzosa festa, dieci risse in malfamate bettole.

È un periodo molto cupo, inoltre è uno scritto fantastico, in un luogo che esiste solo nella mia testa, terra di magie e di razze che lo popolano.

Un mondo governato dal sangue nobile, da forti cavaliere e gente poco dabbene fine d’intelletto.

D: Cosa rappresenta per te “L’Immemore”?

R: Il suo nome è Artix De Lomar. Cercavo un nome gelido, quale più adatto del Mar glaciale artico?

La creazione del suo carattere è la parte peggiore di me, incattivendola fino all’estremo, in un periodo storico dove le convenzioni sociali ed economiche erano molto diverse ha potuto incattivirsi oltre. Non è solo cattiveria, è un calcolatore, ama i particolari, cerca di trarre vantaggio da ogni cosa, con una concezione del giusto o sbagliato tutta sua. Spia d’alto bordo e ladro da quattro soldi. Questo è L’Immemore di cui voglio narrar le ignobili gesta.

D: Cinico, distaccato, apparentemente privo di sentimento, eppure in grado di graffiare in profondità il foglio bianco con il pennino, facendo affiorare le emozioni sotto forma di inchiostro: “l’Immemore” è un antieroe, che ha scelto di far prevalere il buio della sua anima.

L’immemore rappresenta il lato oscuro che fa parte di ogni essere umano.

Il suo coraggio nel mostrare la rabbia, il dolore, la sua imperfezione senza badare al giudizio degli altri, non lo rende a tuo avviso un antieroe giusto, quasi eroico?

Illustrazione di Pamela Baudo

R: Come potrebbe essere immaginato Joker.

Non ha nulla di eroico né di giusto. È la persona sbagliata al posto giusto nel momento giusto. Non si cura del giudizio altrui, ha un suo scopo e ogni pedina recita una parte senza sapere quale sia il fine ultimo. Si circonda di gente fidata, l’indottrina a suo modo, ma non per renderli una sua copia, bensì parti integranti del disegno, affinché siano pronti ad agire. Non gli si riconosce l’eroismo, ma il suo acume. Un folle che protrae un viaggio molto complesso.

D: Sei l’emblema della perseveranza e dell’autocritica.

Hai saputo prendere atto delle tue mancanze, riprendere in mano le redini di un testo molto particolare e studiare per correggerti e migliorarti.

Un progetto complesso, faticoso e che porti avanti da molto tempo. Un progetto che ha richiesto e richiede ancora molti sacrifici.

Ad oggi pensi ne sia valsa la pena? Ti è capitato durante il percorso di pensare “mollo tutto”?

R: Ho inviato il testo a molte case editrici che propongono il fantasy, ho ricevuto i giusti rifiuti, il testo era acerbo, nonostante fosse molto complesso. Avevo due opzioni: auto pubblicarlo o ricominciare da me.

Ho scelto di studiare, imparare e far sputare sangue a ogni frase. Ovviamente ho sempre da imparare, altrimenti non sarei “L’autore che non sa scrivere”, eh.

Il testo è qualcosa di molto complesso, diversi punti di vista, flashback, una trama molto articolata. Mi piacciono le cose difficili. Il complimento che mi sento fare più spesso è: Tu non sei normale.

Questo accresce la voglia di far bene.

Ogni giorno penso di mollare L’Immemore.

Ogni giorno penso che L’Immemore valga la pena di essere completato.

D’altronde io non sono normale!

D: Quali progetti hai per “L’Immemore” nell’immediato futuro?

R: Il progetto più a breve termine è quello di completarlo. In modo da poterlo proporre ad alcune case editrici che seguo da qualche tempo. Altri progetti sono sempre in attività sulla pagina FB “L’Immemore” come gli #Only250Words, le #PSBF e trovare un titolo al prossimo miniprogetto per avere qualcosa di diverso su cui poter scrivere.

Molto tempo prima avevo iniziato la stesura di dodici racconti su Centia, il mondo in cui si svolge L’Immemore, ogni racconto incentrato particolarmente su ogni razza che popola il mio mondo, era nato come progetto collaterale free: il primo non ha sortito l’effetto desiderato, le restanti sono delle tracce che magari in futuro scriverò.

D: So che sarai presente al Salone del Libro di Torino, una fiera molto importante per il settore dell’editoria.

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

R: Immergermi nei libri non basta? Ho uno stipendio messo da parte per l’acquisto di libri, credo che dovrò acquistare qualche valigia extra per poterci mettere dentro la mia lunga lista dei desideri.

Ho anche un sacco di gente da abbracciare e ringraziare. Inizio a ringraziare Teresa Bonaccorsi, senza la sua proposta non avrei mai pensato di farlo.

Adesso avrei io una domanda: Perché una blogger e disegnatorA, ti faccio i miei sentiti complimenti per la collaborazione con Mondo Marcio, fra le varie conoscenze nel settore mi propone una intervista?

È una cosa che mi chiedo dal momento in cui me l’hai proposta.

D: Quando ho deciso di intervistarti, avrei dovuto immaginarlo che ad un certo punto, avresti invertito l’ordine delle cose in un modo o nell’altro.

Ho compiuto questa scelta “folle” per diversi motivi:

  1. perchè intervistare un autore che non ha mai pubblicato  è una sfida e io amo le sfide.
  2. perchè rientra perfettamente nella mission che ho scelto di portare avanti quando ho aperto il blog, ovvero dare voce agli autori cosi detti minori. 
  3. perchè il talento va sempre premiato
  4. perchè mi piace insinuare il seme della curiosità e se un giorno diventerai famoso, potrò dire che in fondo ti ho scoperto io…ahahahaha
  5. perchè il capo sono io e quindi faccio quello che mi pare (pappappero)

Ora sei soddisfatto? 

R: Diciamo di si!

D: Grazie per aver concesso il tuo tempo a me e ai lettori di Sogni di Carta e altre Storie.

R: Grazie a voi!

 

Ecco i link per trovare Francesco sui social

https://www.facebook.com/ArtiXmi/
http://www.francescoforestiere.it/wp/

 

Vi aspetto alla prossima intervista.

Un abbraccio

Elena

 

 

Le Interviste di Sogni Di Carta – Antonio Carmine Napolitano

“Ciò che non si possiede né si conosce, non si può dare né insegnare ad altri”

(Platone)

Ci sono libri in grado di regalare spunti di riflessione importanti al lettore, disseminati tra le righe di una storia apparentemente leggera, ma che una volta terminata darà la sensazione meravigliosa, di aver appreso qualcosa di nuovo, qualcosa di bello e importante.

Quando il pubblico a cui il romanzo è principalmente rivolto è quello dei giovani lettori, la capacità di “insegnare” facendo divertire è ancora più apprezzabile.

Mi sono imbattuta nella lettura di due di questi romanzi non molto tempo fa, sto parlando de ” Il Mutafavole e l’ombra del primo Buio”  e del suo seguito “Il Mutafavole e la lista segreta degli SvelaMondi” firmati dalla giovane penna di Antonio Carmine Napolitano che con tutta la cordialità che lo caratterizza, mi ha concesso una piccola intervista!

D: Ciao Antonio, benvenuto.

Iniziamo con la domanda di rito: Chi è Antonio nella vita di tutti i giorni?

R: Ciao a tutti e grazie per questo spazio!

Antonio è un giovane professionista, un ragazzo fortunato che ha trasformato le proprie passioni in lavoro. Al momento mi districo come Creative Director per delle boutique di lusso e una start-up di e.commerce di cui sono anche co-fondatore, e la scrittura.

Aggiungerei che sono un chiacchierone, un creativo appassionato e curioso ed un inguaribile romantico.

D: Lettore vorace con innumerevoli passioni, tra le quali le favole e i racconti per bambini, le serie televisive e i film fantasy e la mitologia.

Quando la passione per la scrittura ha bussato alla porta per la prima volta?

R: Come già accennato in altre occasioni, lo stimolo alla scrittura è arrivato inaspettatamente durante un periodo di forte stress lavorativo. È stato come aprire gli argini di una diga, una “furia d’inchiostro” indomabile mi ha travolto e ad oggi sono alla stesura del mio terzo romanzo, l’ultimo della trilogia del Mutafavole.

D: Parliamo della tua prima opera “Il Mutafavole e l’ombra del Primo Buio”.

In questo romanzo hai realizzato il sogno segreto di ogni lettore, dal più piccolo al più adulto, ovvero la possibilità di far uscire i personaggi dalle pagine.

Da dove è nata l’idea di questa storia?

Cover a cura di Iacopo Donati

R: Diciamo che anche Dante e tutta la banda al suo seguito è saltata fuori dalla mia testa con gran sorpresa; ma sin dal principio avevo intenzione di unire più mondi, realtà disparate e creature d’ogni genere. È stato un mio sogno, sin da bambino, poter conoscere le carature della fantasia, quelle incontrate durante le lunghe letture pomeridiane: a Dante ho fatto questo preziosissimo regalo. Un po’ lo invidio.  

La storia di per sé, invece, si è sviluppata strada facendo prendendo pieghe a volte inaspettate. Conoscevo il punto d’arrivo, ma non il sentiero da percorrere. È stato Dante a guidarmi.

D: “Il Mutafavole e l’ombra del Primo Buio” è un romanzo fantasy orientato per lo più a un pubblico molto giovane, adolescente direi.

Il giovane protagonista, Dante è un ragazzo apparentemente come tutti gli altri, ma che in realtà nasconde doti speciali.

Possiamo dire che Dante è messaggero di un insegnamento, a parer mio, molto importante per tutti i giovani lettori, ovvero che ognuno nasconde delle doti speciali che attendono solo di essere rivelate?

Illustrazione di Iacopo Donati

R: Dante è davvero un contenitore di molteplici messaggi e quello che sottolinei tu è tra i più importanti. Vorrei, però, porre l’attenzione anche su altre chiavi di lettura: Dante è un “estraneo” nel mondo fantastico e cerca a tutti i costi di farsi spazio in questa nuova realtà, a trovare il proprio posto, un po’ come quello che succede ad ogni persona nelle diverse fasi della propria crescita.

Dante avverte un continuo senso d’inadeguatezza al ruolo affidatogli dal destino, ciò nonostante è intenzionato a non arrendersi e a compiere la propria missione, ad ogni costo. A volte si sente una pedina, uno schiavo del fato, e non riesce ad esprimere a pieno il proprio potenziale: dei sentimenti che credo tutti abbiamo provato, almeno una volta nella vita, difronte ad una situazione più grande di noi.

Non per ultimo Dante non riesce a comprendere se il suo talento sia un dono di vita o di morte; una situazione frustrante. Nella vita quotidiana questo si traduce con il dualismo, che a mio avviso, alberga in ogni uomo: sia capaci di grandi opere, ma anche di altrettante grandi nefandezze. Spetta soltanto a noi decidere per le une o le altre. Ed è esattamente quello che farà Dante: scegliere.

D: Oltre a quello già citato, nel tuo romanzo ci sono riferimenti ad altri valori importantissimi per i giovani: il senso del sacrificio, l’importanza degli amici e dei legami con la famiglia e la responsabilità delle scelte compiute.

Questi valori hanno accompagnato anche la tua vita? Quanto secondo te sono importanti nella crescita psicologica dei giovani?

R: I temi che hai toccato sono tra i più importanti nella mia scrittura, così come nella vita. Sono profondamente legato ai miei cari e traggo continua ispirazione da loro e dalle vicende che ci uniscono. Ritengo che i legami, di sangue o meno, siano la vera essenza della vita e citando una delle mie opere preferite: “La nostra vita non ci appartiene, da grembo a tomba siamo legati ad altri” – D.Mitchell / Cloud Atlas.

Anche il sacrificio e la consapevolezza delle proprie azioni sono dei temi a cui tengo molto: soltanto con dedizione, passione e sacrificio, per l’appunto, si possono raggiungere traguardi di un certo valore.

Per quanto concerne la crescita psicologica dei giovani, di pari passo a quella emotiva, non ho la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno, ma sarei enormemente orgoglioso se anche un solo lettore potesse trarre insegnamento o ispirazione dalle mie parole.

D:Io ho ampiamente superato la fascia di età a cui il romanzo è indicato principalmente, ma l’ho comunque apprezzato e amato dalla prima all’ultima pagina e ammetto di aver storto il naso una volta giunta al finale, poiché Dante e la sua bizzarra “famiglia” mi mancavano già.

Finalmente è uscito il secondo volume della saga “Il Mutafavole e la lista segreta degli Svela Mondi” ti va di parlarcene?

Cover a cura di Iacopo Donati

R: Le tue parole mi rendono davvero felice, perché vorrei che il Mutafavole arrivasse a quanti più lettori possibili di ogni età e gusto letterario. Nel secondo volume, uscito a settembre scorso ed edito da Edizioni il Ciliegio, si riprende l’avventura del Mutafavole lì dove lasciata. Nuovi misteri e avvincenti avventure attendo Dante e la sua banda si scalmanati; l’Ombra non è sconfitta e la ragnatela di segreti tessuta dal Primo Buio è sempre più fitta e pericolosa. Dante è sempre l’epicentro della storia e il suo talento di riscrivere qualsiasi storia è ancora il fulcro della battaglia eterna tra Luce e Tenebra. Nuovi personaggi faranno la loro comparsa e tra questi spicca la figura di Camilla, giovane che ha lo stesso colore d’occhi del Mutafavole. Non vorrei svelarvi altro ma vi garantisco che non mancheranno colpi di scena: la conclusione del secondo volume vi lascerà di stucco. Garantito!

Illustrazione di Iacopo Donati

D: Dante è cresciuto ed è molto più consapevole delle sue potenzialità così come il lettore, che si approccia al secondo volume con un anno in più, nuove consapevolezze e nuovi dubbi.

Dante accompagnerà i suoi lettori anche in questa avventura, affiancandoli durante la crescita?

R: Questo è certo! Dante maturerà insieme al lettore fino all’ultima pagina della trilogia. La storia non è soltanto un’avventura fantastica, ma un vero percorso di crescita personale e di ricerca del proprio posto nel mondo.

D: Quali sono gli insegnamenti fondamentali di cui in questo nuovo capitolo si farà messaggero il tuo giovane protagonista?

R: Ancora una volta è sottolineata l’importanza dell’amicizia e della famiglia, dei legami inaspettati che la vita ci regala. Il viaggio e la ricerca fanno sempre da sfondo e prende spazio anche l’amore, che pian piano si fa largo tra i personaggi ma in maniera matura e consapevole.

Un tema totalmente nuovo è l’inclusione sociale, l’appartenenza, e la disabilità: alla fine del primo volume, uno dei protagonisti perde un braccio. Col nuovo capitolo questo personaggio, dopo un periodo di smarrimento, ritorna in gioco più forte di prima potenziato da una protesi incantata con delle Rune.

Lo so’, c’è del fantastico in questo, ma il progresso scientifico unito alla determinazione di alcuni uomini straordinari non è forse altrettanto magico? L’unico limite è avere dei limiti!

D: Cosa bolle in pentola? Puoi darci qualche anticipazione sui progetti futuri?

R: Al momento sto scrivendo il capitolo conclusivo di questa saga e non nego di avere già voglia di iniziare una nuova avventura. Prima, però, Dante dovrà affrontare una volta per tutte il Primo Buio: ne rimarrà soltanto uno?

Illustrazione di Iacopo Donati

D: Grazie mille per il tempo che hai dedicato a me e ai lettori di Sogni di Carta e altre storie.

R: Grazie a voi!

 

Qui di seguito i link per trovare Antonio sui Social e per acquistare i suoi romanzi.

Pagina romanzi: https://www.facebook.com/mutafavole/
Profilo autore: https://www.facebook.com/acnapolitano

Link acquisto:

http://www.edizioniilciliegio.com/cerca.php?s=mutafavole&fbclid=IwAR01N0GGPN4cPRE2Tu3_KecvsBMwyJpLTeH0toLGDIjIiVVeEQAGRIlnH5E
https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=mutafavole&cat1=1&prm=&type=1&fbclid=IwAR1RiLePLr-WpADVhhJI_ZFnsMrzN1NFuhDWyIIIU-fyKQLL6oO_kI7nLWs
https://www.mondadoristore.it/search/?tpr=10&g=mutafavole&swe=N&search-input=active
https://www.ibs.it/search/?ts=as&query=mutafavole&query_seo=mutafavole&qs=true&fbclid=IwAR12czJqTgyx-5HF1BNlE1wP3rRU5xez8ia1rBoS2BQMcrRzSxeSN7Y35cc
https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=mutafavole&fbclid=IwAR2BtJNTykNHHzwxaUuLI8ixlaLmHyqXhTpCHqCk26IqHBdrsZnVKF-Nr_k

 

Alla prossima intervista.

Un abbraccio

Elena

Intervista premio #inchiostrando in collaborazione con “Il Covo dei Libri”

Gli autori che partecipano al contest di improvvisazione #inchiostrando sul gruppo “Il Covo dei Libri” sono sempre di più e a noi di Sogni di Carta spetta l’onore di poter intervistare i vincitori.

Oggi la nostra ospite è Alessandra Leonardi.

D:Ciao e benvenuta!

Raccontaci Alessandra nella vita di tutti i giorni.

R: Ciao Elena, innanzitutto grazie per questo spazio sul tuo blog! Alessandra nella vita di tutti i giorni è una donna come tante, alle prese con i mille casini della vita quotidiana, ampliati dal fatto di vivere in una grande città come Roma. In questo periodo, ahimè, non lavoro, però almeno ho abbastanza tempo per dedicarmi alle mie passioni e ai miei interessi. Una mia giornata tipo? Incombenze e commissioni varie a parte, di mattina in genere mi dedico alla promozione e al blog, poi vado a camminare o faccio ginnastica. Di pomeriggio mi dedico alla scrittura vera e propria; la sera in genere guardo le serie tv e leggo, esco raramente. Una volta alla settimana circa vado al cinema. Nel week end mi rilasso col mio compagno, Salvatore: usciamo, andiamo a visitare musei, mostre e aree archeologiche, oppure al centro commerciale, oppure guardiamo la partita, oppure… dormiamo! Tutto qui!

D:Appassionata di cinema e serie tv.

Quando è nata la passione per la settima arte? 

R: Diciamo che è una cosa di famiglia, quindi l’ho sempre avuta!  Sono anche appassionata di anime,  penso che i migliori sono quelli degli anni 70-80 che vedevo da piccola. Ultimamente mi sono però ricreduta, avendo scovato qualche chicca anche nelle nuove produzioni nipponiche. Circa i film, preferisco di gran lunga il grande schermo, vederli in tv non è la stessa cosa. Il mio genere preferito è quello fantastico, ma vedo un po’ di tutto, sono onnivora così  come per le letture.

D: Oltre ad amare il cinema sei anche lettrice e scrittrice.

Procediamo con ordine: cosa ami leggere?

R: Leggo di tutto, fumetti compresi: ne ho una discreta collezione!  Preferisco leggere romanzi e racconti di genere fantastico (fantasy, sci-fi, horror e commistioni), storico e anche la poesia, che sono i generi trattati anche dal mio blog, Infiniti universi fantastici.

D: “Ci sono libri che salvano la vita o comunque la cambiano in modo rilevante”. Pensi che questa affermazione sia vera? Se si, ci indichi il titolo del libro che ha salvato la tua?

R: Non credo che un libro possa salvare una vita ; oddio, magari in certi casi estremi può anche essere…  magari che comportino qualche grosso cambiamento è più probabile, i famosi “libri-svolta” che in genere sono saggi psicologici.

Di sicuro la lettura è importantissima, è arricchimento, spinta alla riflessione, compagnia, divertimento, emozione, offre davvero tantissimo, un libro è la porta per vivere mille alte vite come disse Umberto Eco. Un libro importante per me è stato “Le nebbie di Avalon”, perché mi ha aperto le porte del genere fantasy e dei suoi mille mondi possibili.

D: Quando è maturata in te, la necessita di iniziare a scrivere?

R: Ho iniziato a scrivere appena mi hanno messo una penna in mano, ed ero piccolissima. Ero affascinata dalle letture che mi faceva mia madre, favole e mitologia, e volevo anche io ricreare i miei piccoli mondi. Ho continuato per tutta la vita, seppur non sempre con la stessa costanza; solo nel 2014 ho iniziato a pubblicare i miei scritti, quando ho ritenuto di essere pronta.

D: Sei un’autrice poliedrica che passa senza grande difficoltà, dal fantasy all’horror , per arrivare alla poesia.

Quale genere vorresti ancora scrivere e quale invece pensi che non scriverai mai?

R: Sto scrivendo un romanzo storico che fatico a finire, ma ce la farò! Poi vorrei scrivere un giallo/thriller. Non credo invece di poter scrivere un erotico, non è proprio il mio genere… ma, come suol dirsi, mai dire mai! Meglio non precludersi nulla a priori.

D: Progetti futuri?

R: A giorni uscirà  “Il Nome segreto”,  romanzo urban fantasy per ragazzi (età tra gli 8 e i 12 anni circa), edizioni Arpeggio Libero, che sarà presentato a Più Libri Più Liberi a Roma allo stand dell’editore!  Il volume è già disponibile sul sito dell’editore.

Poi, come dicevo, vorrei finire il romanzo storico, ambientato nell’antica Grecia, per poi iniziarne la revisione. Nel 2019 uscirà anche un mio racconto sempre urban fantasy in un’antologia al momento top-secret!

Grazie per lo spazio!

 

Ringrazio Alessandra per la disponibilità .

A voi, lascio i link per contattarla e di tutte le sue opere.

Buona lettura.

 

 

Contatti:
Pagina autore: https://www.facebook.com/alessandraleonardiscrittrice/
Blog: https://infinitiuniversifantastici.blogspot.com/
Twitter: @aleleo69
Instagram: Alessandra­­_Leonardi_1969

 

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Intervista a cura di Elena Galati Giordano